Spazio

Una colossale "fontana" di lava su Io

Un pennacchio vulcanico talmente alto da far impallidire quelli terrestri è stato avvistato sulla più instabile delle lune di Giove.

Il colmo per un telescopio situato su un vulcano? Fotografare un'eruzione vulcanica... extraterrestre. Ed è proprio quello che è successo all'osservatorio spaziale Keck II sul vulcano di Mauna Kea, alle Hawaii, che il 15 agosto scorso ha immortalato un imponente sbuffo di lava su Io, una delle lune di Giove nonché il più irrequieto satellite del Sistema Solare.

A causa delle forze gravitazionali derivanti dall'interazione di Io con Giove, Europa e Ganimede (altri due satelliti del pianeta gigante) questa luna è geologicamente molto instabile ed è ricoperta di vulcani che eruttano in continuazione.

Giove, il gigante del Sistema Solare

L'eruzione fotografata a metà mese, avvenuta nella regione di Rarog Patera (una formazione simile a un cratere), ha lanciato roccia fusa ad altezze di centinaia di chilometri e interessato un'area di 31 chilometri quadrati. Si tratta di uno dei 10 eventi vulcanici più impressionanti mai osservati sul corpo celeste.

Finora l'eruzione più imponente era stata documentata nel 2001, quando l'osservatorio Keck fotografò un fiume di lava che - si pensa - si diffuse per centinaia di chilometri quadrati sulla superficie di Io. Nel 2007, invece, la sonda New Horizons, diretta verso Plutone, catturò le immagini di grandi pennacchi da un vulcano chiamato Tvashtar.

Le lune del sistema (solare)
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Poiché Io ha un'atmosfera praticamente inesistente e un'accelerazione gravitazionale molto bassa, le sue eruzioni vulcaniche si innalzano molto di più di quanto avvenga per quelle terrestri. E sono molto più potenti: una sola di esse può liberare 5 terawatt di energia (un fulmine terrestre ne genera in media circa 1 terawatt, ma dura appena 30 microsecondi).

Secondo gli esperti, Io ci restituisce, nonostante le differenze, un'immagine di com'era il vulcanismo terrestre delle origini: ecco perché è così importante studiarla. Con questo scopo sarà lanciata, tra pochi giorni, la sonda giapponese Sprint-A, in grado di individuare la luce, nell'estremo ultravioletto, proveniente dal toroide di plasma (una "ciambella" di particelle cariche) che circonda Giove e che è alimentato di gas provenienti da Io. Si capirà allora come le eruzioni del satellite influenzino questo anello.

Giove, il gigante del Sistema Solare
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23 agosto 2013 Elisabetta Intini
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