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Un piccolo razzo per piccoli satelliti privati

In Nuova Zelanda si è svolto con successo il battesimo dell'aria dell'Electron, il razzo con motore stampato in 3D della Rocket Lab: il paese si candida per lanci spaziali accessibili e poco costosi.

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Il momento atteso del "lift-off". | Rocket Lab

Si è svolto oggi con successo dalla penisola di Mahia, in Nuova Zelanda, il primo lancio spaziale di un razzo da una piattaforma privata. L'Electron, un vettore della Rocket Lab, una compagnia spaziale della Silicon Valley, ha completato il primo di tre test di volo previsti, ancora senza payload (carico scientifico) e pur senza raggiungere l'orbita, come invece dovrà fare quando lancerà carichi fino a 150 kg di peso a 500 km di quota, fanno sapere gli ingegneri della società.

 

Più piccolo e snello. Il lancio è importante per una serie non trascurabile di ragioni, in un settore in rapida crescita come quello delle compagnie spaziali private. In primo luogo, il razzo è in formato "tascabile": misura "solo" 17 metri in altezza (quanto 8 giocatori di NBA e mezzo messi uno sopra l'altro, cit.) per 1,2 metri di diametro.

 

Per fare un confronto, il Falcon 9 di Space X è alto 70 metri per 3,6 metri di diametro, e può portare in orbita bassa 22.800 kg di peso.

 

La piattaforma di lancio panoramica a Mahia, in Nuova Zelanda. | Rocket Lab

Più economico. Il costo di un lancio con un vettore di Musk è di 62 milioni di dollari (listino 2016). Quello di un Electron della Rocket Lab, che ha il motore stampato in 3D, è di 5 milioni di dollari (4,45 milioni di euro). Una cifra decisamente più accessibile per le piccole startup impegnate nella costruzione di satelliti di ridotte dimensioni, che hanno bisogno di lanci veloci e meno impegnativi.

 

Nuovo hub. Inoltre la Nuova Zelanda si trova in una posizione strategica per missioni di questo tipo. Il traffico navale e aereo è ridotto rispetto agli Stati Uniti - a sud c'è soltanto l'Antartide - e si trova in un punto ottimale per lanciare satelliti che seguano un'orbita polare nord-sud.

 

26 maggio 2017 | Elisabetta Intini