Un oggetto transnettuniano molto chiaro

La Fascia di Kuiper è una regione del Sistema Solare affollata da una moltitudine di piccoli corpi planetari ghiacciati distribuiti in un grande anello che si...

La Fascia di Kuiper è una regione del Sistema Solare affollata da una moltitudine di piccoli corpi planetari ghiacciati distribuiti in un grande anello che si estende da oltre l'orbita di Nettuno fino a circa 50 Unità Astronomiche (UA) dal Sole. In questa fascia sono stati scoperti finora più di 1.000 oggetti (Kuiper belt objects, o KBO). Il più grande è il pianeta nano Eris, scoperto nel 2005; prima di allora si riteneva che il primato spettasse a Plutone, assieme al suo satellite Caronte. La maggior parte dei KBO, sulla base delle osservazioni spettroscopiche, sono risultati essere dei corpi formati da un miscuglio di ghiacci e rocce in cui sono presenti composti organici contenenti carbonio. Hanno grosso modo la stessa composizione dei nuclei delle comete. Una caratteristica peculiare di questi oggetti sembra essere la loro bassa riflettività, in quanto, come nel caso dei nuclei cometari, la loro superficie è in genere molto scura, a causa degli effetti provocati sui ghiacci dalla radiazione solare e dai raggi cosmici, e alla deposizione delle polveri interplanetarie.
Ma, come al solito, esistono delle eccezioni. In un articolo pubblicato sulla rivista Nature pochi giorni fa, infatti, sono riportati i risultati relativi all'osservazione della prima occultazione stellare prodotta da un oggetto della fascia di Kuiper, denominato con la sigla KBO 55636, e si tratta di risultati importanti perché indicano un'albedo (riflettività) molto più elevata di quanto sinora ipotizzato per questa classe di corpi minori del Sistema Solare.
L’occultazione è un fenomeno che si verifica quando un corpo del Sistema Solare transita di fronte a una stella, “occultando” la sua luce. Naturalmente tanto maggiori sono del dimensioni apparenti dell’oggetto planetario tanto maggiore sarà la durata dell’occultazione. Conoscendo con precisione l’orbita di un asteroide o di un KBO, è facile prevedere quando fenomeni di questo genere si verificano.
Il 9 ottobre 2009 il KBO 55636 ha occultato una stella e il fenomeno è stato visibile lungo una fascia lunga circa 5.900 km. La traiettoria dell' “ombra” sulla superficie terrestre era nota con molta approssimazione e per aumentare le probabilità di successo bisognava osservare entro un'ampia area corrispondente al margine di incertezza delle previsioni. Per osservare il fenomeno, una ventina tra astronomi professionisti e astrofili sono stati in grado di coprire l’area interessata al fenomeno, ma solo alcuni di loro hanno potuto effettuare la delicata osservazione dell’evento.
La grande distanza dei KBO, il breve tratto noto della loro orbita e soprattutto la conoscenza approssimativa dei loro diametri, complicano non poco la previsione delle occultazioni stellari. Alcune delle stazioni predisposte non sono infatti riuscite a vedere alcuna variazione di luce nella stella anonima che KBO 55636 doveva occultare, mentre due stazioni delle Hawaii hanno registrato una variazione della durata di circa 10 secondi, grazie alla quale, nota la velocità orbitale dell'oggetto, è stato possibile calcolare per quest'ultimo un diametro di 286 km.
Conoscendo il diametro dell’oggetto, la distanza e la sua magnitudine apparente, si è potuto ricava l'albedo, vale a dire la riflettività media superficiale, che è risultata inaspettatamente elevata, tanto da essere paragonabile a quella della neve e del ghiaccio, mentre, come già accennato, l'opinione finora più condivisa era che la superficie dei KBO fosse decisamente scura.
Per spiegare l'elevata albedo di KBO 55636 non si può certo supporre l'esistenza di un meccanismo di “ringiovanimento” della superficie, come quelli attivi su alcuni satelliti dei pianeti giganti, dove eruzioni di ghiaccio rinnovano il loro aspetto. KBO 55636 è troppo piccolo e isolato. Si è allora fatta strada la possibilità che 1 miliardo di anni fa, o forse meno, un pianeta nano della fascia di Kuiper si sia scontrato con un suo simile producendo innumerevoli frammenti, fra i quali l'oggetto in questione.
Se così non fosse, le supposizioni avanzate sulle albedo di tutti i KBO sarebbero sbagliate e così pure le ipotesi sull’ “invecchiamento” delle loro superfici dovuto all’azione della radiazione solare, dei raggi cosmici e della polvere interplanetaria a distanze transnettuniane. La prima diretta conseguenza sarebbe quella che i KBO sono più piccoli di quanto finora supposto e quelli oltre i 100 km di diametro potrebbero essere decisamente meno dei circa 70.000 ipotizzati.
Se però avessero forme assai irregolari, cosa probabile per frammenti prodotti da un'evoluzione di tipo collisionale, il calcolo delle dimensioni di KBO 55636 potrebbe essere stato influenzato dall'orientamento dell'asse maggiore, e in realtà l'albedo raggiungerebbe valori inferiori. Non resta che continuare in questo tipo di osservazioni, cercando di prevedere con la massima precisione possibile le prossime occultazioni.
20 Giugno 2010 | Mario Di Martino

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