Spazio

Un mare effervescente sotto la crosta di Encelado

Per anni gli scienziati planetari hanno dibattuto sul fatto se al di sotto della crosta ghiacciata che ricopre la superficie di Encelado, uno dei 62 satelliti...

Per anni gli scienziati planetari hanno dibattuto sul fatto se al di sotto della crosta ghiacciata che ricopre la superficie di Encelado, uno dei 62 satelliti naturali di Saturno finora conosciuti, sia presente o meno un oceano sotterraneo. Adesso, le analisi dei dati inviati a terra dalla sonda Cassini mostrano che non solo è molto probabile che questo oceano esista, ma che l’acqua leggermente frizzante, come una bevanda gassata, di cui è formato potrebbe anche essere adatta allo sviluppo di una qualche attività di tipo biologico. A giungere a questa conclusione sono stati i ricercatori del Jet Propulsion Laboratory della NASA.
Fin dai primi passaggi ravvicinati a questa luna saturniana, la sonda Cassini aveva rilevato nei pennacchi di materiale ghiacciato che vengono emessi dalla regione prossima al polo sud del satellite, la presenza di carbonio, idrogeno, ossigeno, azoto e vari idrocarburi, ma nessuno dei sali che dovrebbero essere contenuti in un oceano. Solo nel 2009 si è riusciti a rilevarli. "I sali di sodio e potassio e i carbonati erano bloccati nelle particelle ghiacciate dei pennacchi. E l'origine di queste sostanze deve essere un oceano", osserva Dennis Matson, che ha partecipato allo studio.
Le ultime osservazioni di Cassini hanno peraltro portato a un'altra scoperta: l'esistenza di fessurazioni in cui la temperatura è di circa -80 gradi centigradi. Temperature così elevate devono essere correlate ad un’attività di tipo vulcanico. Il calore deve fluire dall'interno di Encelado in misura sufficiente a fondere parte del ghiaccio del sottosuolo e creare delle enormi riserve liquide sotterranee.


Immagine ripresa dalla sonda Cassini, durante un recente flyby di Encelado, in cui sono chiaramente visibili i getti di vapore ghiacciato provenienti da fratture della sua crosta ghiacciata presenti nella regione meridionale di questo satellite di Saturno.

Questo ha portato a pensare in che modo il contenuto di questo mare sovrastato da una cappa di ghiaccio spessa decine di chilometri potesse raggiungere la superficie.
Il modello proposto suggerisce che i gas disciolti nell'acqua ospitata nelle profondità formino delle bolle. Poiché la densità dell'acqua frizzante che ne risulta è inferiore a quella del ghiaccio, il liquido tende a risalire rapidamente attraverso il ghiaccio verso la superficie.
"Gran parte dell'acqua si diffonde lateralmente e riscalda un sottile strato di calotta spesso un migliaio di metri. Ma una parte si raccoglie in camere superficiali, in cui la pressione aumenta fino a dare origine a delle fratture nella crosta di ghiaccio superficiale, da cui l’acqua fuoriesce come quando si stappa una bottiglia in cui è contenuta una bevanda gassata. Quando il resto dell'acqua si raffredda, percola nuovamente verso il basso ritornando nell'oceano per far ripartire il processo", conclude Matson.
Resta il problema della fonte di calore che dà origine a questo meccanismo. L'ipotesi più accreditata è che sia dovuto alle maree indotte dal potente campo gravitazionale di Saturno, che “allunga” Encelado leggermente man mano che orbita attorno al pianeta. Gli attriti generati da questi “stiramenti” mareali svilupperebbero il calore necessario a dare origine ai processi di tipo vulcanico in grado di sciogliere il ghiaccio sotterraneo e a produrre gli enormi geyser osservati dalla Cassini.
Sembra quindi spiegato il meccanismo che porta alla formazione dei pennacchi di vapore acqueo ghiacciato che si levano dalla superficie del satellite di Saturno.

Qui sotto un video sui geyser di Encelado


29 gennaio 2011 Mario Di Martino
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