L'immagine più chiara e definita di Ultima Thule, l'oggetto più lontano mai esplorato da una sonda

Un collage di scatti mostra il corpo celeste così come è apparso a New Horizons poco più di sei minuti prima del fly-by del 1 gennaio scorso. La superficie non è mai stata visibile a una così alta risoluzione.

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In primo piano: Ultima Thule, sei minuti e mezzo prima del fly-by del 1 gennaio.|Shutterstock

Lo scorso capodanno, la sonda della NASA New Horizons è scivolata accanto all'oggetto celeste più distante mai osservato da una missione robotica umana: Ultima Thule (2014 MU69), un asteroide binario a contatto della Fascia di Kuiper che si trovava, al momento del fly-by, a quasi 6,6 miliardi di km dalla Terra. L'agenzia spaziale americana ha appena rilasciato l'immagine composita finora più ravvicinata di quell'incontro, catturata sei minuti e mezzo prima del punto di minima distanza.

 

Nel collage di foto che vedete in apertura di pagina, New Horizons si trovava a 6.613 di km da Ultima Thule, che è qui ritratto a una risoluzione di 33 metri per pixel. «Ottenere queste immagini ha richiesto di conoscere attimo per attimo la posizione esatta sia di Ultima sia di New Horizons — ha spiegato Alan Stern, responsabile di missione – perché sono transitati uno accanto all'altra alla velocità di 51.500 km orari nella luce fioca della Fascia di Kuiper, un miliardo e mezzo di km oltre Plutone. Si è trattato di una osservazione molto più difficile di quella tentata nel 2015 con il fly-by di Plutone».

Bubboni e buchi. La foto è stata ottenuta accostando nove diverse immagini ottenute dallo strumento LORRI (Long Range Reconnaissance Imager) della sonda. Osservazioni così rapide e nel campo visivo ristretto degli strumenti della sonda sono coraggiose: c'era il rischio di mancare l'obiettivo o visualizzarne soltanto una sottile fascia. Invece sono emersi alcuni dettagli mai esplorati fino ad ora, come alcune zone circolari più chiare di terreno, e piccole fosse scure nella zona del terminatore (la linea che separa la parte in ombra e quella illuminata dell'asteroide).

 

Non si può ancora determinare l'origine geologica di queste "buche", che potrebbero essere crateri di impatto, o creati dal collasso o dalla sublimazione di terreno ghiacciato. Nel video qui sotto, ottenuto dall'assemblaggio di 14 vedute diverse di LORRI, si vedono invece le due parti dell'asteroide di 31 km: una appiattita più grande ("Ultima") e una più piccola simile a una noce schiacciata ("Thule").

 

 

26 Febbraio 2019 | Elisabetta Intini