Scienza

Titano, un mondo surgelato ma molto dinamico

Titano, la più grande e intrigante luna di Saturno, grazie ai dati inviati a terra dalla sonda Cassini, continua a mostrarci sempre nuovi aspetti delle sue caratteristiche fisiche e sul ciclo di idrocarburi attivo sulla sua superficie e nella sua atmosfera.

Titano, la più grande e intrigante luna di Saturno, grazie ai dati inviati a terra dalla sonda Cassini, continua a mostrarci sempre nuovi aspetti delle sue caratteristiche fisiche e sul ciclo di idrocarburi attivo sulla sua superficie e nella sua atmosfera.

Idrocarburi al posto dell’acqua. I nuovi dati raccolti dalla sonda sono importanti soprattutto per lo studio della formazione dei bacini di idrocarburi liquidi e del ciclo “idrologico” di Titano, simile a quello della Terra (con l’unica eccezione che nel caso di questa luna non si tratta di acqua ma bensì di idrocarburi). Questa luna, che ha dimensioni superiori a un pianeta come Mercurio ed è l’unico satellite dotato di atmosfera, ha una temperatura tale da consentire che metano ed etano possano esistere nei tre stati: solido (ghiaccio), liquido e gassoso.

Finora, i laghi e i mari di Titano erano stati studiati per lo più con il radar della Cassini, capace di penetrare la densa atmosfera, mentre lo spettrometro a immagini VIMS (Visual and Infrared Mapping Spectrometer), che lavora nella banda visibile e infrarossa, e le fotocamere di bordo avevano potuto riprendere solo viste oblique e lontane.

Immagine in cui sono delineati i laghi di idrocarburi liquidi presenti attorno al polo nord (NP) di Titano. © NASA/JPL-Caltech/University of Arizona/University of Idaho

Le nuove immagini. Le ultime immagini sono state riprese nel corso di tre fly-by effettuati nel luglio e settembre scorsi e grazie a un percorso orbitale che ha messo la sonda nella migliore posizione possibile la loro qualità è risultata senza precedenti. Inoltre, la luce del Sole ha iniziato a illuminare il polo nord di Titano all’arrivo della Cassini nel sistema di Saturno 9 anni fa e, con l’avvento dell’estate nell’emisfero settentrionale, si è dissolta in buona parte anche una densa cappa di “nebbia” che impediva una buona visuale agli strumenti della sonda.

I laghi di Titano hanno forme molto particolari e mostrano sagome arrotondate e fianchi ripidi. Le teorie proposte per la loro formazione sono diverse, tra cui l’azione di processi simili a quelli di tipo carsico che si verificano sulla Terra.

In questa immagine le aree di colore biancastro indicano zone che in precedenza erano occupate da idrocarburi liquidi che, evaporando, hanno lasciato dei depositi di colore chiaro. La posizione del polo nord è indicata dalla crocetta nera. © NASA/JPL-Caltech/University of Arizona/University of Idaho

Laghi e mari che evaporano. Il collage si basa sulle differenze cromatiche rilevate dallo spettrometro VIMS nel vicino infrarosso e mostra le variazioni nella composizione del materiale presente intorno ai laghi ed ai mari. Dalle osservazioni si evince che i mari sono in parte evaporati lasciando l’equivalente delle saline che troviamo sulla Terra. Nell’immagine queste zone sono indicate in arancione, mentre il verde è il suolo di ghiaccio d’acqua. Alla lunghezza d’onda di 5 micron è stato assegnato il colore rosso, 2 micron è il verde e 1,3 micron il blu.

Le immagini di Cassini forniscono una visione più interessante di un’area che finora era stata solo analizzata in parte, una regione dove avviene una complessa iterazione tra liquidi, evaporazione e depositi. Le immagini mostrano anche un’unità di terreno più chiara e luminosa mai osservata prima. Questo potrebbe indicare che il polo nord di Titano ha peculiarità uniche e distintive rispetto al resto della superficie e potrebbe essere il motivo per cui i laghi ed i mari sono concentrati in questa zona.

4 novembre 2014 Mario Di Martino
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