Tiangong-1, le ultime sul rientro della stazione spaziale cinese

Il "Paradiso Celeste" continua la caduta (incontrollata ma sotto stretta osservazione) verso l'atmosfera terrestre: quando - e dove - cadrà? Ci sono rischi? E che cosa vedremo?

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La Tiangong-1, in avvicinamento.

La stazione spaziale cinese Tiangong-1 prosegue la sua caduta verso la Terra, un rientro incontrollato (ma attentamente seguito da radar e telescopi) che dovrebbe terminare in un giorno tra il 28 marzo e il 4 aprile. I frammenti del "Palazzo Celeste" che dovessero resistere all'impatto con l'atmosfera finirebbero per precipitare in una zona del pianeta compresa tra le latitudini -44° S e +44° N, in un'area che include soprattutto oceani e deserti ma anche alcune porzioni di Stati Uniti, Brasile, India, Cina e Italia centromeridionale, dall'Emilia Romagna in giù.

 

Il nostro Paese è segnalato come possibile area di impatto, anche se la probabilità che i frammenti della base possano finire sul territorio dello Stivale è, secondo l'Agenzia spaziale italiana (che insieme al Dipartimento della Protezione Civile coordina le attività di sorveglianza per il nostro paese), «talmente bassa da essere improbabile».

 

Quanto è grande la Tiangong-1? Come spiega Claudio Portelli, responsabile dell'ASI per lo studio dei detriti spaziali e il controllo degli asteroidi, «la massa dell'oggetto desta un po' di attenzione. È lungo dieci metri, quattro di diametro e in più ci sono i pannelli solari (due, larghi 3 metri e lunghi 7, ndr). Inoltre al suo interno sono stipati anche elementi che difficilmente possono bruciare».

 

Secondo Laboratorio di Dinamica del Volo Spaziale dell'Istituto ISTI del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), impegnato nel monitoraggio del "Paradiso celeste", la massa attuale di Tiangong-1 dovrebbe aggirarsi sui 7500-7550 kg. Non molto diversa, quindi, da quella della nave cargo russa Progress-M 27M, che cadde in modo incontrollato sulla Terra nel 2015. I rientri di detriti spaziali di massa superiore alle 5 tonnellate non sono così infrequenti: ne avvengono 1-2 all'anno, e finora sempre senza conseguenze.

 

L'area della Terra interessata dalla possibile caduta di frammenti. | ESA

un rischio estremamente remoto. Le probabilità per un singolo individuo di essere colpiti da un frammento sono nell'ordine di uno su centomila miliardi (1:100.000.000.000.000): per avere un'idea, il rischio di restare vittima di un incidente domestico, nei Paesi sviluppati, è più grande di 3 milioni di volte mentre quella di essere colpiti da un fulmine è "solo" 130 mila volte maggiore. Inoltre, la probabilità che ad essere colpito sia un aereo in volo è circa 200 volte più piccola del rischio corso da una singola persona all'aperto.

 

Dopo l'impatto con l'atmosfera, a partire dai 120 km di quota, i frammenti di più grande massa e area inizieranno progressivamente a staccarsi. I resti che dovessero sopravvivere al rientro precipiteranno su un'area di forma più o meno rettangolare, lunga dagli 800 ai 2000 km e larga circa 70 km. Se i detriti si distribuissero su un arco di 800 km, le probabilità che finiscano tutti in mare sarebbero del 62%. Se si sparpagliassero su un'area lunga 2000 km, queste probabilità scenderebbero sotto il 50%.

 

Schema di rientro dei vari frammenti della base cinese, con le quote stimate per i vari distacchi e il corridoio di atterraggio dei suoi eventuali residui. | The Aerospace Corporation

Con quanto preavviso saremo avvertiti? Nelle ultime 36 ore della caduta sarà possibile escludere dalle aree a rischio fino al 97% dei territori dapprima interessati. In questo modo sarà per esempio possibile escludere l'Italia dai territori potenzialmente a rischio. La conferma dell'area precisa dell'impatto avverrà invece con un preavviso che potrebbe essere inferiore ai 40 minuti, come spiega la Protezione Civile, ma a quel punto saranno già state prese le necessarie misure.

 

Variabili come possibili errori nel calcolo dell'orbita iniziale dell'oggetto, l'attività solare, le condizioni meteo, i cambiamenti di orientamento dei frammenti e la presenza di carburante residuo a bordo complicano le capacità di previsioni "anticipate", sempre molto complesse per oggetti che rientrino a grandi velocità.

 

Il rischio chimico. A bordo della stazione spaziale cinese rimangono, come spiega il CNR, circa 230 kg di tetrossido di azoto e 120 kg di monometilidrazina, sostanze molto tossiche (soprattutto la seconda). Difficile che questi propellenti arrivino fino a Terra, ma per scongiurare ogni rischio di contatto o inalazione è bene non avvicinarsi a eventuali frammenti precipitati al suolo, e avvertire subito le autorità.

 

Perché la Tiangong-1 precipita? La prima stazione spaziale cinese, lanciata il 29 settembre 2011, ha ospitato e tenuti agganciati tre veicoli spaziali - uno senza equipaggio, la Shenzhou-8, e due con tre astronauti ciascuno, nel 2012 e nel 2013 - prima di rimanere in orbita, disabitata, per condurre una serie di test tecnologici. Doveva essere deorbitata per finire nel cimitero dei satelliti nel Sud Pacifico, ma qualcosa è andato storto e a partire dal marzo 2016 il centro di comando di Terra ne ha perso il controllo. Da allora è iniziata la sua progressiva perdita di quota.

 

Si potrà vedere qualcosa da Terra? Gli oggetti incandescenti di rientro nell'atmosfera possono essere visti per un minuto o più in base all'ora del giorno, alle condizioni meteo e al punto in cui si trova l'osservatore. La scia luminosa, simile a una stella cadente, che ha attirato l'attenzione di alcuni osservatori italiani nella notte tra il 24 e il 25 marzo non era invece la Tiangong-1, ancora troppo alta in atmosfera, ma - come riporta il sito di Query, la rivista ufficiale del CICAP -  molto probabilmente il terzo stadio del vettore che ha mandato in orbita la Soyuz partita da Baikonur verso la ISS il 21 marzo scorso.

 

27 Marzo 2018 | Elisabetta Intini