Gli strumenti di InSight registrano il primo sisma accertato su Marte

6 aprile: il sismografo della sonda InSight ha registrato un evento che gli scienziati ritengono essere un terremoto, non un falso positivo. Lo studio delle onde sismiche aiuterà a capire meglio la natura e la storia del Pianeta Rosso.

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Foto di Marte (dettaglio): Elysium Planitia il 9 dicembre 2018. La fotografia panoramica è nel testo, più in basso. | NASA/JPL-Caltech

Lo scorso 6 aprile un debole segnale sismico è stato registrato dallo strumento Seismic Experiment for Interior Structure (SEIS), il sismometro deposto su Marte dalla sonda InSight (Nasa), atterrata sul Pianeta Rosso il 26 novembre 2018. I dati sono ancora in fase di elaborazione, ma i ricercatori sono ragionevolmente certi che si tratti effettivamente di un segnale dell'attività interna di Marte - in ogni caso, sono altrettanto ragionevolmente certi che non si tratti di un tremito dello strumento prodotto dai venti di Marte.

 

Altri Mondi: 10 dicembre 2018, InSight registra il suono del vento di Marte. Nella foto: i pannelli solari della sonda, dispiegati in assetto di ricarica. | NASA/JPL-Caltech

«Fino ad oggi abbiamo raccolto solo "rumore di fondo", ma ora SEIS ha rilevato un sisma, e questo fatto apre un intero nuovo campo di stidi: la sismologia marziana. Il segnale rilevato rilancia la scienza sismologica planetaria, nata con le missioni Apollo, che lasciarono sulla Luna alcuni sismometri che nel corso degli anni hanno rilevato eventi sismici lunari significativi», afferma Bruce Banerdt, responsabile scientifico della missione InSight.

 

Un primo piano del Seismic Experiment for Interior Structure (SEIS), il sismografo posizionato su Marte dalla sonda robotizzata InSight: la foto è del 6 aprile, il giorno in cui è stato registrato il primo evento sismico accertato sul Pianeta Rosso. | NASA/JPL-Caltech

Sismometri nel Sistema Solare. Gli astronauti delle missioni Apollo hanno lasciato sulla Luna cinque sismometri, i quali, tra il 1969 e il 1977, hanno rilevato migliaia di terremoti e questo ha permesso di ridefinire la struttura interna del nostro satellite. Con il SEIS si spera di poter condurre studi analoghi per Marte, per avere un'idea più precisa della geologia e della storia geologica del pianeta. Del resto, anche sulla Terra lo studio delle onde sismiche dei terremoti sono il principale strumento che ci permette di investigare che cosa sta sotto i nostri piedi.

 

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Illustrazione - Spaccato del terreno a Elysium Planitia (Marte) e schema del dispiegamento degli strumenti di InSight: a sinistra il sismometro (SEIS), a destra il sensore per le misure termiche. Vedi anche: InSight al lavoro e il meteo su Marte. | NASA/JPL-Caltech

Il sismometro di InSight è stato deposto sul Pianeta Rosso il 19 dicembre del 2018. Fino a marzo di quest'anno non sono stati rilevati eventi sismici accertati: gli eventi registrati dal SEIS il 14 marzo e il 10 e l'11 aprile non sono infatti confermati come eventi sismici certi, a differenza di quello del 6 aprile.

 

Foto di Marte, panoramica: Elysium Planitia il 9 dicembre 2018. Clicca sulla foto per ingrandirla (oppure qui per l'alta risoluzione ->> InSight Sol 14 Panorama). | NASA/JPL-Caltech

Meteorite o terremoto? Per l'evento del 6 aprile i ricercatori propendono per un'origine interna al pianeta, ma non si sbilanciano del tutto. Le cause del sisma possono infatti essere più di una: da un movimento interno al pianeta (crosta profonda o mantello) all'attività superficiale di una faglia (una frattura che si può muovere), ma anche l'impatto di un meteorite. In effetti sarà difficile poter dipanare la questione, perché per localizzare l'epicentro (e dare così una risposta definitiva) occorrerebbero almeno tre sismometri. Ciò non toglie che ci sia grande soddisfazione alla Nasa per la precisione e la sensibilità di SEIS.

 

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Conosciamo ancora molto poco della "geologia" di Marte: come sulla Terra, lo studio delle onde sismiche ci aiuterà a conoscere meglio l'interno del pianeta e la sua storia. Per approfondire: l'anno del Pianeta Rosso. | NASA/JPL-Caltech

Problemi non risolti. A fronte di questo successo, si cerca ancora di capire che cosa abbia impedito al sistema di rilevazione del calore interno di Marte di scendere oltre i 30-40 centimetri di profondità (era previsto che scendesse fino a cinque metri). Non si sa se lo blocchi un masso, un terreno più duro delle aspettatiive o un'altra causa: al momento non è ancora stato deciso se cercare un percorso alternativo per tentare di mandarlo più in profondità o se accontentarsi di rilevare i dati lì dove si trova.

 

24 aprile 2019 | Luigi Bignami