Tecnologia: il fiore all'occhiello dell'Italia

L'Italia è all'avanguardia nelle tecnologie spaziali e non solo: gli esperti di Focus spiegano il ruolo delle nostre realtà nel futuro della ricerca e dell'industria.

L’Italia è protagonista tecnologica del futuro: è, in estrema sintesi, ciò che emerso dall’incontro dedicato allo spazio e alle nuove tecnologie che si è tenuto a Bari, in occasione della tappa pugliese di Panorama d’Italia.

 

L’incontro, moderato dal direttore di Focus Jacopo Loredan, è stato aperto da da vinci, il robot chirurgo di ab medica per la prima volta presente in sala (min 03’00” del video qui sopra).

 

Il futuro, oggi. Francesca Cerruti, marketing manager dell’azienda, ha spiegato come questo non sia il futuro, ma il presente. da vinci opera già in più di 90 ospedali italiani e 3000 nel mondo (min 03’20”).

 

Il dott. Giuseppe Mario Ludovico, chirurgo e responsabile dell’Unità Operativa di Urologia di Acquaviva delle Fonti, ha illustrato i punti di forza di questo tipo di chirurgia (min 08’50”): elimina completamente tremori e incertezze del chirurgo, permette una visione in 3D ingrandita 14 volte e consente a chi opera di manovrare fino a 3 strumenti contemporaneamente. Trasforma insomma il chirurgo in un superchirurgo.

 

 

da vinci costa circa 2 milioni di euro, ma per la Sanità è un investimento che si ripaga (min 12.00”): permette di ridurre i tempi di apprendimento dei medici e riduce gli errori.

 

Per dimostrare le sue capacità, da vinci ha realizzato in sala un aeroplanino di carta più piccolo di una moneta da 1 centesimo (min 17’45”).

 

A spasso per lo spazio. L’incontro è poi proseguito con un giro turistico del sistema solare (min 28’00”): Umberto Guidoni, il primo astronauta italiano ad andare sulla ISS, ha guidato il pubblico in sala e in diretta su Facebook alla scoperta dei corpi celesti più vicini noi e delle sonde che negli anni più recenti ci hanno permesso di vederli da vicino (min 32’54”).

 

E nella corsa all’esplorazione del cosmo sono diverse le realtà italiane che giocano un ruolo di primo piano: tra queste Argotec (min 49’00”). Il managing director David Avino ha spiegato come la sua realtà collabora con con le principali agenzie spaziali soprattutto in due ambiti: il supporto agli astronauti in microgravità e il loro comfort nei lunghi viaggi spaziali (min 52’00”).

 

Microsatelliti made in Italy. Tra i progetti più interessanti ai quali sta lavorando l’azienda c’è Argomoon, un microsatellite delle dimensioni di una scatola da scarpe che alla fine del prossimo anno verrà lanciato nello spazio durante la prima missione Orion.

 

Sarà il primo test sul campo dei vettori che potrebbero affrontare il lungo viaggio verso Marte (min 56’00”).  Argomoon avrà il compito di seguire il vettore e inviare a Terra una serie parametri relativi al suo volo.

 

Avino ha concluso il suo intervento spiegando le criticità pratiche, fisiche e psicologiche alle quali andranno incontro i primi uomini che partiranno per il pianeta rosso (min 59’30”).

 

Vettori spaziali tricolori. In gran parte italiana è anche la tecnologia che porta già oggi nello spazio VEGA: progettato e realizzato al 70% negli stabilimenti di Colleferro, questo vettore ha collezionato una lunga striscia di lanci con esito positivo (1h08’00”).

 

Giorgio Tumino, Responsabile dei Programmi di Sviluppo VEGA e Space Rider, ha spiegato come nei progetti dell’azienda ci sia quello di rendere sempre più efficiente il trasporto di persone e materiali nel cosmo.

 

Oggi un lancio di VEGA costa circa 40 milioni di euro (1h14’00”). Per questo l’azienda ha messo a punto un sistema di stivaggio multiplo che permette di vendere il trasporto nel cosmo a costi contenuti, accessibili anche a piccole realtà o enti universitari (1h20’00”).

 

Investimenti spaziali. Avino sottolinea però come lo spazio non sia un costo, ma un vero e proprio investimento: negli Stati Uniti ogni dollaro impiegato negli anni ‘60 per la corsa al cosmo ne ha riportati altri 8 nelle casse delle industrie (1h22’30”).

 

L’incontro è stato chiuso da Umberto Guidoni, che ha raccontato la storia della conquista dello spazio e ha illustrato come si evolverà nei prossimi anni (1h30’00”). Marte non sarà l’ultima meta: nel giro di qualche secolo potremo spingerci ancora più lontano.

01 Luglio 2017 | Rebecca Mantovani