Sulla Luna sono sbarcati migliaia di tardigradi invincibili o quasi

A bordo della sonda israeliana che qualche mese fa si è schiantata sulla Luna c'erano anche migliaia di tardigradi, microrganismi quasi... immortali: daranno vita alla prima colonia lunare?

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Ad alcuni ricorda un bruco, ad altri sembra quasi un robot strisciante: ma molti, quando guardano il tardigrado (gen. Macrobiotus) al microscopio elettronico, pensano quasi a un minuscolo e simpatico orsacchiotto (non per altro gli inglesi lo chiamano "water bear", orso d'acqua). Questi buffi e primitivi invertebrati (fino a 1,5 millimetri di lunghezza) sono in realtà un capolavoro dell'evoluzione: basta un sottile strato d'acqua per farli sopravvivere in qualunque habitat, dalle profondità oceaniche alla cima dell'Himalaya, dall'Antartide ai continenti più caldi. Si nutrono per lo più di cellule vegetali.|© STEVE GSCHMEISSNER/Science Photo Library/Corbis

Lo scorso mese di aprile la sonda israeliana Beresheet della Società privata SpaceIL ha concluso il suo viaggio, fino a quel punto perfetto, dal nostro Pianeta alla Luna, con uno schianto. Finora si sapeva che il suo piccolo carico comprendeva, tra l'altro, la la prima biblioteca lunare di Arch Mission (una Fondazione che ha l'obiettivo di archiviare le conoscenze dell’uomo per renderle disponibili alle future generazioni) e un archivio digitale con 30 milioni di pagine su tutto (o quasi) lo scibile umano.

Ora si scopre che il lander lunare trasportava anche migliaia di tardigradi disidratati.

 

OSPITI A BORDO! I tardigradi sono piccoli invertebrati dotati di una particolare caratteristica: sono capaci di sopravvivere a condizioni ambientali ostili come accade a pochi altri organismi viventi. E si voleva sperimentare se fossero in grado di sopravvivere anche nell’ambiente lunare.

 

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Il viaggio della sonda Beresheet alla Luna era stato perfetto | SpaceIL

 

Nessun pericolo!  A proposito della biblioteca, il fondatore di Arch Mission, Nova Spivack, sostiene che potrebbe essere sopravvissuta all’impatto (si trattava di un oggetto simile a un dvd, composto da sottilissimi fogli di nichel). E i tardigradi? Se il "timore" è che possano andare alla conquista del nostro satellite, sembra che non ci sia da preoccuparsi: sono, infatti, in parte imprigionati in una resina epossidica insieme a milioni di cellule umane, vegetali e microrganismi, in parte attaccati col nastro adesivo impiegato per sigillare il prezioso carico della sonda. In ogni caso, per chi, nonostante tutto, fosse in apprensione per la sorte dei tardigradi, qualcuno sta già pensando a una missione per recuperarli e riportarli a casa.

 

08 Agosto 2019 | Luigi Bignami