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Supernova? No, broccolo: le prime foto dell'Osservatorio Vera Rubin

L'Osservatorio Vera Rubin calibra la messa a fuoco dei suoi sensori con un oggetto che offre raffinati e ripetuti dettagli: un broccolo romanesco.

Una foto estremamente dettagliata di un broccolo romanesco: i grandi progetti astronomici iniziano anche così.
Una foto estremamente dettagliata di un broccolo romanesco: i grandi progetti astronomici iniziano anche così. | SLAC National Accelerator Laboratory

Nel suo formato originale, l'immagine qui sopra misura 3,2 gigapixel ed è la singola foto digitale più grande mai ottenuta: qualcosa di più grande esiste, ma si tratta di foto composite. È stata scattata per testare la rete di sensori che presto comporranno la più grande fotocamera digitale al mondo, che sarà montata sull'Osservatorio Vera Rubin, in Cile, che dovrebbe essere inaugurato nel 2022. Come la scienziata a cui è intitolato - Vera Rubin, l'astronoma statunitense scomparsa nel 2016 a cui dobbiamo la teoria dell'esistenza della materia oscura - questo strumento scruterà le galassie per ottenere informazioni sulla loro massa visibile e sulla frazione "mancante" di materia dell'Universo, chiamata appunto materia oscura.

 

Il primo soggetto fotografato non ha però proprio nulla di celeste: le intricate strutture del broccolo romanesco, apprezzate dai matematici per l'aspetto a frattali, sono state scelte proprio per la ricchezza di dettagli, e sono servite a testare la capacità dei sensori di mettere a fuoco oggetti vicini.

 

sguardo indagatore. L'osservatorio astronomico, che prima si chiamava Large Synoptic Survey Telescope, è attualmente in costruzione sul Cerro Pachon, a 2.660 metri di quota sulle Ande cilene. Userà uno specchio di 8,4 metri di diametro e una fotocamera da 3,2 miliardi di pixel per condurre uno studio decennale del cielo meridionale. Quando sarà completata e attaccata al telescopio, la fotocamera catturerà con ogni singola immagine una porzione di cielo pari a 40 Lune piene per un totale di 200.000 foto all'anno.

 

Ogni manciata di notti l'osservatorio genererà un panorama completo del cielo del sud, seguendo nel tempo l'evoluzione di 20 miliardi di galassie, anche per mettere alla prova i nostri modelli teorici sull'espansione dell'Universo, la materia e l'energia oscura. La qualità e la risoluzione degli strumenti permetteranno di vedere oggetti delle dimensioni di una pallina da golf a 25 km di distanza.

I test degli strumenti del Vera Rubin Observatory
Una sintesi grafica dei test degli strumenti del VRO. | Greg Stewart/SLAC National Accelerator Laboratory

Prove generali. Per tutto questo servirà una fotocamera speciale, come quella attualmente in fase di test e assemblaggio presso il SLAC National Accelerator Laboratory in California, con un piano focale, ossia il piano dove viene messa a fuoco l'immagine, composto di 189 singoli sensori. Alcune componenti dell'osservatorio, come le lenti, non sono ancora state montate: pertanto l'immagine del broccolo romano da fotografare nel dettaglio è stata proiettata sulla rete di sensori usando una camera oscura (una scatola chiusa con un piccolo foro su un lato, vedi immagine qui sopra). La telecamera dovrebbe entrare pienamente in funzione alla fine del 2022, il broccolo invece non reggerà tanto a lungo.

 

20 settembre 2020 | Elisabetta Intini