Sulla Luna: due meteoroidi in 24 ore

Sono i frammenti di una cometa transitata a luglio nel nostro vicinato spaziale. Sono grandi come una noce, ma un sistema di monitoraggio delle zone in ombra della Luna è riuscito a catturarne il passaggio, ora ammirabile in una GIF.

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Un frame dell'animazione, con uno dei due luoghi di impatto dei meteoroidi.|(MIDAS)/Jose Maria Madiedo

Due frammenti rocciosi segnalati da altrettanti lampi di luce, precipitati sulla Luna il 17 e 18 luglio 2018, a 24 ore esatte di distanza: li ha individuati il progetto di ricerca MIDAS (Moon Impacts Detection and Analysis System), e sono forse due residui della coda di una stessa cometa, 169P/NEAT, che visita il sistema Terra-Luna sempre alla metà dell'estate (e a noi terrestri offre lo spettacolo dello sciame meteorico Alpha Capricornidi).

 

Un lampo dopo l'altro, a 24 ore di distanza: clicca per attivare l'animazione. | (MIDAS)/Jose Maria Madiedo

Priva di scudo. Gli improvvisi lampi luminosi sulla Luna sono noti da un migliaio di anni, ma solo negli ultimi decenni si sono cominciati a studiare in modo puntuale. La Luna è continuamente raggiunta da frammenti di asteroidi e comete (chiamati, appunto, meteoroidi), che impattano contro la sua superficie alla velocità di migliaia di km all'ora. Anche la Terra subisce questo "bombardamento", ma i sassolini spaziali finiscono per lo più completamente distrutti in atmosfera. Sulla Luna non c'è atmosfera e l'impatto dà origine a questi flash luminosi, visibili attraverso i telescopi.

 

luci e ombre. MIDAS, un progetto avviato nel 1997, ne prevede tre, in altrettante località della Spagna (la NASA ha un progetto analogo, il Lunar Impact Monitoring Program). Questi strumenti osservano la faccia "vicina" della Luna, ma nelle zone in ombra, oscurate dalla Terra, in modo che i lampi di luce risultino meglio identificabili sullo "sfondo" scuro. Studiando questi oggetti possiamo farci un'idea del flusso di materia interplanetaria che investe anche la Terra, ma con maggiore facilità, perché della contenuta superficie lunare riusciamo a studiare porzioni più ampie.

 

08 Agosto 2018 | Elisabetta Intini