Spazio

Studiata l’atmosfera calda e gassosa di un esopianeta simile alla Terra

Per la prima volta si è riusciti a identificare l’esistenza di un’atmosfera attorno ad un piccolo pianeta e alcuni elementi che la compongono. Anche se quel pianeta è troppo caldo per sostenere la vita, è una scoperta molto interessante.

Per la prima volta un gruppo di astronomi è riuscito a rilevare l'atmosfera di un esopianeta con dimensioni paragonabili a quelle della Terra. Il pianeta si chiama Gliese 1132b e si trova a circa 39 anni luce di distanza dalla Terra, nella costellazione Vela.

Fino ad oggi si era riusciti a identificare l'esistenza di atmosfera soltanto dei pianeti con dimensioni simili a quelle di Giove o più grandi ancora; per questo motivo la scoperta è estremamente promettente per la ricerca di segni di vita extraterrestre che potrebbero essere impressi nell'atmosfera di pianeti extrasolari di tipo terrestre.

Gliese 1132b ruota attorno ad una nana rossa, una stella che può avere molti pianeti di tipo terrestre. Ora si spera di poter applicare la nuova tecnica per studiare altri pianeti già identificati. © NASA

Poco più grande della Terra. Conoscendo le temperature di un pianeta simile alla Terra e la composizione della sua atmosfera è possibile risalire al clima che lo caratterizza, elemento fondamentale per ipotizzare l’esistenza o meno di vita”.

Secondo i risultati della ricerca, Gliese 1132b che possiede una massa 1,6 volte quella della Terra è una raggio 1,4 volte superiore a quello terrestre, può essere definito un “mondo acquatico” con un’atmosfera ricca di “vapore caldo”, ma con una temperatura al suolo che si aggira attorno ai 370° Celsius. Caratteristiche dunque, che fanno pensare all'impossibilità di qualsiasi forma di vita su quel pianeta, un mondo che potrebbe assomigliare più a Venere che non alla Terra.

Come è stata fatta la scoperta. Per rilevare l’atmosfera, i ricercatori hanno utilizzato il telescopio da 2.2 metri Eso/Mpgin Cile con il metodo indiretto dei transiti planetari, misurando il calo di luminosità della stella dovuto al passaggio del pianeta di fronte ad essa sulla linea di vista terrestre. Passaggio che nel caso di Gj 1132b avviene piuttosto frequentemente, completando un giro completo attorno alla stella pressappoco in un giorno e mezzo.

«Il trucco è quello di utilizzare la luce della stella genitrice», ha spiegato a Media INAF Luigi Mancini, ideatore del progetto di ricerca e ora al Dipartimento di Fisica dell’Università di Roma Tor Vergata e associato Inaf, «luce che in piccola parte attraversa l’atmosfera del pianeta – se esiste – e ne viene assorbita. A seconda della lunghezza d’onda a cui noi osserviamo questo assorbimento, possiamo ipotizzare la presenza di alcuni elementi rispetto ad altri». Durante i transiti, il gruppo ha utilizzato una tecnica di fotometria a banda larga, ottenendo 7 “curve di luce” contemporaneamente con diversi filtri.

La ricerca ha così portato alla luce che l'atmosfera deve essere composta soprattutto da acqua con una certa percentuale di metano.

La nuova tecnica verrà ora affinata, così da poterla applicare a pianeti con dimensioni sempre più simili a quelle terrestri.

8 aprile 2017 Luigi Bignami
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