La storia della pulsar talmente lenta che non dovrebbe esistere

I tempi di rotazione di uno di questi fari celesti non sono compatibili con quello che si ipotizzava sul loro campo magnetico. E l'ipotesi è che non sia l'unico, a prendersela comoda.

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Una pulsar in un'illustrazione concettuale.|NASA

Le pulsar sono stelle di neutroni che concentrano una massa un po' maggiore di quella del Sole in poche decine di km di diametro. Esse ruotano attorno al proprio asse a velocità impressionanti, con periodi dell'ordine del secondo (o in alcuni casi, di qualche millisecondo).

 

All'origine della loro rapidissima rotazione c'è un importante principio fisico, quello della conservazione del momento angolare: se un oggetto in rapida rotazione - come una stella di neutroni: una sorta di "buco nero mancato" sul punto di collassare su se stesso - si contrae, inizierà a ruotare ancora più velocemente. L'equivalente di una pattinatrice sul ghiaccio che, durante una pirouette, chiuda le braccia attorno al corpo per aumentare la velocità del suo volteggio.

Chi va piano... Per queste ragioni ha destato stupore la recente scoperta di una pulsar priva di una delle caratteristiche base di questi oggetti celesti: la velocità. La stella di neutroni, chiamata PSR J0250+5854, impiega 23,5 secondi per completare una rotazione su se stessa: è la pulsar più lenta mai osservata. L'ha individuata Chia Min Tan dell'Università di Manchester (Regno Unito), sfruttando il Low-Frequency Array (LOFAR), una rete di radiotelescopi nei Paesi Bassi.

 

Qualcosa non torna. Per quello che finora sappiamo su come le pulsar generano i fasci di onde radio che emettono - in sostanza, particelle cariche che vengono accelerate dai potenti campi magnetici delle stelle durante la rapida rotazione - una pulsar così lenta non dovrebbe, di fatto, esistere. Per giustificarne l'esistenza occorre ammettere che il suo campo magnetico sia più complesso del previsto e soggetto a una qualche forma di distorsione.

 

Non è la sola. Per gli autori dello studio, la pulsar-tartaruga potrebbe essere in buona compagnia. «Le emissioni radio delle pulsar somigliano alla luce di un faro - spiega Tan - puoi vedere il segnale soltanto se il fascio di onde radio punta nella tua direzione. Ma per le pulsar con un lungo periodo di rotazione, ci aspettiamo che il raggio sia più stretto di quello delle pulsar più rapide, e quindi più difficile da individuare». La scoperta potrebbe servire a capire come le pulsar "normali" generino le loro emissioni, e perché talvolta smettano di farlo, bloccandosi come fari guasti.

 

18 Settembre 2018 | Elisabetta Intini