Settantamila anni fa ci ha sfiorato una stella

È successo quando i sapiens entravano in Medio Oriente e in Europa: una piccola stella rossa ha attraversato il Sistema Solare, a 0,6 anni luce dal Sole, scombussolando la traiettoria delle comete nella nube di Oort.

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Rappresentazione artistica della stella di Scholz e della sua compagna nana bruna (in primo piano) durante il loro passaggio ravvicinato al Sistema Solare, 70.000 anni fa. Dal loro punto di vista, il Sole (a sinistra sullo sfondo) sarebbe apparso come una stella molto brillante. | Michael Osadciw / University of Rochester

La fantascienza ha già raccontato di catastrofi cosmiche: scontri tra asteroidi, tra pianeti e tra stelle, tutte "storie" che peraltro avvengono normalmente nello Spazio e nella realtà. Probabilmente è anche quello che stava per succedere al nostro Sole quando, circa 70.000 anni fa, una piccola stella, J072003.20-084651.2 WISE (stella di Scholz per gli amici), gli è passata vicina - in termini astronomici.

 

Quando si è trovata nel punto più prossimo al Sole la distanza tra i due astri era di soli 0,6 anni luce: 5.676.438.283.548 chilometri (5.600 e rotti miliardi di chilometri). Per avere un'idea di che cosa stiamo parlando: il diametro del Sistema Solare è (più o meno) 12 miliardi di chilometri, mentre la stella attualmente più vicina a noi, Proxima Centauri, dista dal Sole 4,3 anni luce (più di 7 volte il passaggio "ravvicinato" della stella di Scholz).

 

Quell'evento non fu tuttavia innocuo per il nostro Sistema Solare in quanto influenzò la traiettoria di molti corpi che si trovano nella nube di Oort - un ammasso di comete che ruotano attorno al Sole a una distanza compresa tra 0,3 e 1,5 anni luce. Molte comete che in tempi recenti sono arrivate vicino al Sole sono partite proprio da quella nube, come la Hale-Bopp, una delle comete più splendenti degli ultimi anni.

 

La stella che passò nel Sistema Solare. | MediaInaf TV.

 

Le traiettorie. Il passaggio di una stella che, seppur piccola, ha una massa enormemente superiore a quella delle comete, ha alterato l'orbita di molte di esse. Forse proprio a causa di quell'incontro ravvicinato alcune lasciaro il loro "nido" e si avvicinarono al Sole, ma al momento questa è ancora un'ipotesi - peraltro già avanzata da Eric Mamajek (Università di Rochester) e Valentin Ivanov (ESO, European Southern Observatory) nel 2015 in un articolo pubblicato su Astrophysical Journal Letters.

 

Nuovi calcoli sembrano confermare l'ipotesi: uno studio (pubblicato su MNRAS letters journal) ha analizzato 340 oggetti con una traiettoria iperbolica, ossia un'orbita aperta, e ha trovato evidenze matematiche del fatto che circa 70.000 anni fa qualcosa ha perturbato le loro orbite.

 

La piccola rossa. Carlos de la Fuente Marcos (Università di Madrid), uno degli autori dello studio, afferma che «analizzando la posizione di centinaia di corpi provenienti dalla nube di Oort ci si aspetterebbe che le loro traiettorie siano omogenee, mentre non è così. L'unica spiegazione che permette di "risolvere il problema" è proprio il passaggio ravvicinato della stella di Scholz».

 

Oggi quell'astro, una piccola nana rossa la cui massa è inferiore al 10 per cento di quella del Sole, accompagnata da una piccola nana bruna (un oggetto troppo grande per essere definito pianeta, ma troppo piccolo per essere una stella), si trova a circa 20 anni luce da noi. Chissà se ha mai occupato gli incubi dei sapiens, da poco arrivati in Medio Oriente e in Europa: per molto tempo è stato un bel punto rossastro in cielo, lontano ma abbastanza luminoso da fare concorrenza a Marte.

 

23 marzo 2018 | Luigi Bignami