La Starliner di Boeing ha completato un importante test dei paracadute

La navicella che potrebbe tornare a lanciare gli astronauti Nasa dal suolo americano ha dimostrato di poter atterrare in sicurezza anche con la metà dei paracadute fuori uso. Ora si prepara al primo viaggio verso la ISS (senza equipaggio).

boeing_starliner-cst-100
Illustrazione: la navetta CST-100 Starliner di Boeing.|Boeing

La capsula spaziale CST-100 Starliner di Boeing ha completato il suo quinto e più complesso test dei paracadute, superandolo a pieni voti. La navicella, destinata a fare la spola tra la Terra, la Stazione spaziale internazionale e altre stazioni orbitanti, anche private, come l'hotel di Bigelow Aerospace, è stata portata fino a 12.200 metri di quota e da lì lasciata cadere, con tre dei suoi sei paracadute messi deliberatamente fuori uso.

 

Ciò nonostante, dopo una discesa di quattro, interminabili minuti è atterrata dolcemente nell'US Army's White Sands Missile Range, un'area militare nel Nuovo Messico: un dettaglio, questo, non di poco conto, visto che la capsula sarà capace di atterraggi al suolo, come la Soyuz, al contrario di quanto dovevano fare le navicelle statunitensi che hanno preceduto gli Shuttle, che ammaravano.

 

 

Azzoppata. Ogni Starliner sarà dotata di più di sei paracadute: nell'ultimo test sono stati danneggiati appositamente i due paracadute pilota e uno di quelli principali, per dimostrare che la capsula può atterrare anche in condizioni avverse.

 

Verso la ISS. Quello appena completato era uno degli ultimi passaggi cruciali prima del viaggio inaugurale della Starliner verso la ISS, che dovrebbe avvenire - senza equipaggio - entro un paio di mesi. La navicella dovrebbe rimanere agganciata alla Stazione spaziale per una settimana, come la "rivale" Crew Dragon di SpaceX (ancora ferma dopo un'esplosione avvenuta durante i test di terra).

 

Se anche questa missione avrà successo, sarà seguita da un battesimo dell'aria con equipaggio entro fine anno: gli astronauti Chris Ferguson (di Boeing), Mike Fincke e Nicole Mann (NASA) potrebbero essere i primi - dopo la fine dell'era degli Shuttle, nel 2011 - a non volare con le navicelle russe Sojuz e partire direttamente da suolo americano.

 

30 Giugno 2019 | Elisabetta Intini