Scienza

SpaceX tenta l'atterraggio su una piattaforma galleggiante robotizzata

La prossima missione di SpaceX non rientrerà sulla terraferma ma su una piattaforma galleggiante robotizzata in mezzo all'Oceano.

SpaceX ci riprova. Dopo il successo dello scorso 22 dicembre, quando per la prima volta il razzo Falcon 9 è rientrato sulla Terra atterrando in verticale su una speciale piazzola, l’azienda di Elon Musk alza l’asticella della sfida.

Sabato mattina la Nasa ha infatti confermato una nuova missione per il prossimo 17 gennaio: il Falcon 9 partirà dalla base di Vandenberg, in Virginia, per portare in orbita 3 satelliti dell’Agenzia spaziale. Ma, a differenza della precedente spedizione, il rientro del vettore non avverrà sulla terraferma bensì su una piattaforma galleggiante robotizzata, una specie di drone in versione chiatta.

Se l’operazione si concluderà con successo, sarà il primo atterraggio “navale” nella storia della corsa allo spazio. Ecco perchè Musk vuole tentare questa nuova impresa da record.

Dallo spazio alle onde. Dal punto di vista tecnologico far atterrare un razzo in rientro dall'orbita su una piattaforma galleggiante è molto più complesso che dirigerlo sulla terraferma. Le variabili sono di più e cambiano in continuazione: l’altezza delle onde, la velocità e la direzione delle correnti, i venti. Non avrebbe avuto senso per l’azienda perfezionare l’atterraggio sul suolo prima di complicare ulteriormente le cose?

La scelta di Elon Musk potrebbe essere dettata da motivi di sicurezza, per esempio: far atterrare un razzo in mezzo all’Oceano, lontano da qualunque insediamento, riduce i danni in caso di incidente. E la Nasa, quale committente, è particolarmente interessata a questo aspetto anche per motivi politici e di immagine.

Atterraggio flessibile. Se l’operazione andrà a buon fine permetterà inoltre all’azienda di avere una flessibilità quasi illimitata nella scelta del luogo e delle modalità di rientro dei propri veicoli, modificandole anche a missione iniziata, così da poter scegliere sempre condizioni ottimali. Un vantaggio notevole, che potrebbe rivelarsi vincente anche dal punto di vista commerciale.

Nella missione del prossimo 17 gennaio verrà impiegato un Falcon 9 nuovo, non quello utilizzato nella missione di dicembre, che comunque, secondo quanto affermato da Musk nella conferenza stampa di presentazione dell’operazione, è "tornato a casa" in ottime condizioni.

12 gennaio 2016 Rebecca Mantovani
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