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Space Shuttle, chi ci sarà dopo di te?

Uno sguardo sui possibili eredi della celebre navicella spaziale che ha terminato la sua carriera qualche mese fa. Chissà che il successore non sia già... in orbita!

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A fine luglio lo Space Shuttle se n’è andato in pensione dopo 30 anni di onorata carriera (qui la sua fotostoria). Adesso è giunto il momento di individuarne l’erede. La Nasa, nonostante non viva il momento più florido della sua storia, ha diversi progetti sul tavolo, alcuni in fase più avanzata, altri meno. E c’è persino la possibilità che il nuovo Shuttle stia già orbitando in gran segreto sopra le nostre teste... Il resto della storia nelle pagine che seguono (v. indice qui sotto).

 

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Per conoscere meglio Orion e vedere alcune immagini delle prove, clicca qui.

In ogni caso, chi immagina astronavi in stile Star Trek e altri scenari da fantascienza, resterà deluso, perché talvolta si tratta di una sorta di ritorno al passato. Come per lo Space Launch System, che non più di qualche settimana fa è stato annunciato (dalla Nasa) come la soluzione che in futuro provvederà a portare gli astronauti nello spazio. Si tratta di un razzo a combustibili liquidi (idrogeno e ossigeno) che, come nei vecchi programmi Apollo, ospiterà una capsula (Orion, il “multi purpose crew vehicle”) dove troveranno posto gli astronauti diretti – secondo i programmi dell’Ente spaziale americano – sulla Luna, verso asteroidi o alla conquista del pianeta Marte. Il veicolo metterà a frutto anche l’esperienza maturata dagli Space Shuttle, rubandogli qualche “idea” (come i serbatoi che, una volta esauriti, potranno essere riciclati) se non addirittura qualche componente (come i motori principali che, almeno all’inizio, saranno quelli che erano stati progettati proprio per lo Shuttle). Titolino Orion potrà ospitare fino a 6 astronauti (se diretti alla Stazione spaziale internazionale, mentre per le missioni verso la Luna l’equipaggio sarà di 4 elementi), ha un volume “abitabile” di circa 9 metri cubi (all’incirca come una stanza 3 x 3) e promette di essere sicura, non troppo costosa, riutilizzabile e versatile.

Parola d’ordine: sicurezza
A proposito di sicurezza, Orion potrà contare su un sistema (il LAS, launch abort system), posizionato proprio sulla punta del razzo lanciatore, che entrà in funzione in caso di emergenza durante la fase di lancio o di salita in orbita: nell’arco di alcuni millisecondi, il LAS accende una serie di “mini razzi” che provvedono a portare in sicurezza la capsula con dentro l’equipaggio. Il rientro a Terra è previsto come ai tempi delle missioni Apollo: la capsula si lascerà attirare dalla gravità della Terra fino a cadere dolcemente, frenata dai suoi paracadute. Orion ha già superato i primi test a terra – condotti su un prototipo – tra cui quello che simulava l’impatto con la superficie del mare e quello che intendeva analizzare il comportamento del LAS da un punto di vista acustico. Alcune prove hanno riguardato anche il sistema di paracadute, testati attraverso una ventina di lanci (da aerei C-130) da un’altitudine tra i 6 mila e gli 8 mila metri. Per conoscere meglio Orion e vedere alcune immagini delle prove, clicca qui. Se tutto procederà senza imprevisti, il primo lancio senza equipaggio sarà programmato tra il 2013 e il 2014. Tre anni più tardi, la prima missione. Ma Orion non è l’unico candidato al ruolo di successore dello Space Shuttle...

 
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Per vedere l'X-37 nel dettaglio e alcune immagini scattate durante i suoi test clicca qui.

Secondo alcuni osservatori l’erede dello Space Shuttle assomiglierà moltissimo al suo predecessore; potrebbe esserne addirittura una versione in miniatura. E un suo prototipo è già in orbita sulle nostre teste. È l’ipotesi di chi sostiene che la prossima navetta adottata dalla Nasa deriverà dall’OTV (Orbital test vehicle). Si tratta di una navicella che deriva da un precendente progetto che l’Ente spaziale americano aveva battezzato come X-37. Il piccolo “veicolo-robot” (lungo circa 7 metri e con un’apertura alare di 4 e mezzo) prodotto dalla Boeing verrebbe lanciato da un razzo Atlas e potrebbe avere diversi impieghi. Per esempio, come cargo per rifornire l’equipaggio della Stazione spaziale internazionale oppure, sempre dopo aver “attraccato” alla Iss, per caricare a bordo campioni di materiale oggetto di esperimenti e riportarli a Terra, concludendo la missione con una planata in stile Space Shuttle. Ma in modo completamente automatico.

Arriva un gemello più grande

Da qualche anno il progetto X-37 è passato sotto il controllo dell’Aeronautica militare statunitense che, bruciando le tappe, ha realizzato una prima missione sperimentale: l’anno scorso un prototipo chiamato X-37B è rimasto in orbita per 244 giorni da aprile a dicembre e ha messo alla prova (con successo) i sistemi di guida automatica, l’aerodinamica, i sistemi di controllo e quelli di protezione termica. Una seconda missione è partita dalla base di Cape Canaveral lo scorso marzo: il veicolo spaziale è tutt’ora in orbita, ma su di lui aleggia il mistero, visto che le autorità militari americane mantengono il più stretto riserbo e non si sa nemmeno quando rientrerà sulla Terra. Durante una conferenza di qualche giorno fa, però, un manager della Boeing ha preannunciato la costruzione di un X-37C: più grande del precendente (un po’ meno del doppio), ne avrebbe per grandi linee le stesse caratteristiche con, in più, la possibilità di ospitare un equipaggio umano. Gli astronauti, insomma: esattamente come nello Space Shuttle. Staremo a vedere (alcune foto dell’X-37 in questa gallery).
Nel frattempo, oltre a Orion e all’X-37 (o OTV), c’è spazio anche per alcuni outsider...

 
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Le altre proposte di Boeing & C. e la risposta dell'Esa. Eccoli qui.

Tra ipotesi concrete e voci più fantasiose, sono diverse le possibili soluzioni a cui la Nasa potrebbe ricorrere per portare avanti i suoi progetti di esplorazione dello spazio. Tra le proposte arrivate dalle aziende a cui l’Ente spaziale americano si è rivolto, ce ne sono alcune che si sono guadagnate almeno un minimo di credibilità.

Tra queste la CST-100 della Boeing, una capsula dotata di particolari airbag che dovrebbero rendere ancora più morbido l’atterraggio; il Dream Chaser della società Sierra Nevada, uno spazioplano inizialmente progettato dalla Nasa e poi abbandonato; la navicella di Blue Origin, l’azienda di proprietà del patron di Amazon. A questi va aggiunto la risposta del vecchio continente, ovvero dell’Esa (Agenzia spaziale europea) che sta mettendo a punto un prototipo chiamato IXV (eccoli in questa gallery).

 
13 ottobre 2011 | Roberto Graziosi