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Sott'acqua con la Nasa per fermare gli asteroidi

Al largo della Florida Keys, in un laboratorio sottomarino vecchio di cinquant'anni, un gruppo di scienziati della Nasa si prepara ad affrontare gli asteroidi potenzialmente pericolosi per la Terra. E a preparare le future esplorazioni umane dello Spazio.

Le proabilità che la Terra possa essere colpita da un asteroide potenzialmente pericoloso non sono altissime, ma nemmeno trascurabili.
Per questo motivo, già da diversi anni, ogni estate, un gruppo di specialisti della NASA composto da scienziati, astronauti, tecnici e subacquei scende 20 metri sott'acqua e si trasferisce per un paio di settimane nella base Aquarius (nella foto), un laboratorio sottomarino installato negli anni '60 al largo delle Florida Keys per scopi oceanografici.
Qui il team sperimenta in un ambiente "extraterrestre" materiali, tecnologie e procedure che potrebbero, prima o poi, venire in impiegate in una missione "salva pianeta" degna del miglior film di fantascienza.

Le sperimentazioni sottomarine fanno parte del progetto NEEMO - NASA's Extreme Environment Mission Operations - un articolato programma di ricerca in condizioni ambientali estreme al quale partecipano anche gli astronauti durante l'addestramento per le missioni spaziali.
L'ambiente subacqueo, con le sue condizioni di microgravità e di isolamento, la difficoltà nelle comunicazioni e nell'utilizzo di motori termici rappresenta insomma la palestra ideale per preparare uomini e attrezzature a un'ipotetico sbarco su un asteroide che sta minacciando la Terra per deviarne la traiettoria.
Nel 2005 la missione NEEMO 20 (la ventesima in 15 anni), sarà guidata da Luca Parmitano. Scopo principale della missione, valutare gli strumenti e e tecniche in fase di sperimentazione per le future passeggiate spaziali su varie superfici e livelli di gravità che vanno dagli asteroidi alla superficie di Marte.

Secondo Mike Gernhardt, astronauta di lungo corso, la conquista degli asteroidi non sarebbe solo un'assicurazione contro una minaccia potenzialmente letale, ma offrirebbe anche notevoli vantaggi economici. I pianetini sono infatti ricchi di minerali rari e materie prime che potrebbero essere utilizzate come carburante o materiale da costruzione per i futuri esploratori spaziali.
Le rocce vaganti sarebbero quindi degli... autogrill spaziali che aspettano solo di essere sfruttati.
E Gernhardt non è il solo a pensarla così: recentemente Larry Page, Eric Schmidt, Ross Perot Jr., Charles Simonyi e James Cameron hanno fondato una start-up che ha come obiettivo proprio lo sfruttamento minerario degli asteroidi.

Ma cosa faranno gli astronauti per salvare il pianeta dall'eventuale impatto con l'asteroide? Secondo gli scienziati la roccia dovrebbe essere intercettata almeno 6 mesi prima del potenziale scontro con la Terra.
Cosa farne non è ancora chiaro: ciò che sembra escluso è la distruzione dell'asteroide con ordigni nucleari o altre trovate viste al cinema, poichè si rischierebbe di far precipitare sulla Terra una pioggia di frammenti rocciosi con conseguenze difficilmente prevedibili.
Una delle idee potrebbe essere quella di spostarlo... con un trattore.

Le attività svolte sott'acqua dai partecipanti al progetto NEEMO hanno un taglio molto pratico: gli uomini della NASA testano l'efficacia di zaini jet, veicoli e funi da utilizzare durante  lo sbarco e la ripartenza da un asteroide. La scarsa forza di gravità di questi corpi celesti rende infatti impossibile l'atterraggio e il decollo di un veicolo spaziale.
Gli scienziati hanno inoltre hanno condotto dei test sui sistemi di comunicazione per capire gli effetti di un ritardo di 50 secondi nelle trasmissioni radio sulla riuscita della missione salva Terra.

Ma purtroppo la crisi economica non ha risparmiato nessuno, neanche la NOAA - US National Oceanic and Atmospheric Administration, l'ente governativo che gestisce la base Aquarius.
Lo stanziamento annuale da 5 milioni di dollari che permetteva alla NOAA il mantenimento della struttura è infatti stato annullato, e così i ricercatori si stanno preparando a mettere l'impianto in stand-by.
Ciò significa che il grande laboratorio sottomarino non sarà più disponibile nè per gli esperimenti della NASA nè per le ricerche oceanografiche che vi vengono abitualmente condotte.
Le ultime speranze di salvare Aquarius, e il bagaglio di competenze sull'esplorazione extraterrestre sviluppato in questi anni, sono ora legate a una petizione presentata alla Casa Bianca, perchè trovi i fondi per il mantenimento della struttura.
Nella foto: una cernia gigante (Epinephelus lanceolatus)

L'acquanauta Dale Stokes legge nel dormitorio del laboratorio.

Sylvia Earle e Fabien Cousteau, due ricercatori nella base Aquarius.

Fabien Cousteau ospite di Aquarius Reef Base. L'esploratore francese, nato nel 1967 e il figlio di Jean-Michel Cousteau e nipote del celebre oceanografo Jacques-Yves Cousteau.

Le proabilità che la Terra possa essere colpita da un asteroide potenzialmente pericoloso non sono altissime, ma nemmeno trascurabili.
Per questo motivo, già da diversi anni, ogni estate, un gruppo di specialisti della NASA composto da scienziati, astronauti, tecnici e subacquei scende 20 metri sott'acqua e si trasferisce per un paio di settimane nella base Aquarius (nella foto), un laboratorio sottomarino installato negli anni '60 al largo delle Florida Keys per scopi oceanografici.
Qui il team sperimenta in un ambiente "extraterrestre" materiali, tecnologie e procedure che potrebbero, prima o poi, venire in impiegate in una missione "salva pianeta" degna del miglior film di fantascienza.