Ryugu: il bombardamento dell'asteroide

A circa 150 milioni di km da noi, sull'asteroide 162173 Ryugu, la sonda Hayabusa 2 ha creato un cratere da cui preleverà materiale da riportare sulla Terra, nel 2021.

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Illustrazione: l'asteroide Ryugu, la sonda Hayabusa 2 e, tra i due, il meccanismo robotico (chiamato impattatore) che ha fatto fuoco verso l'asteroide per portare alla luce il materiale sottostante la superficie.|Jaxa

La sonda Hayabusa 2, in orbita attorno all'asteroide Ryugu, ha tirato fuori un'altro asso dalla manica. Dopo aver fatto scendere sull'asteroide un piccolo sciame di mini-robot e il rover MASCOT, Hayabusa 2 ha "bombardato" l'asteroide per portare alla luce gli strati più interni e antichi. A breve atterrerà nel cratere artificiale e preleverà un campione di quel materiale esposto, che gli scienziati ritengono inalterato dagli albori del Sistema Solare.

 

Cannone spaziale. La sonda aveva già bersagliato l'asteroide, ma adesso si trattava di creare un "vero" cratere, grazie a un impattatore (vedi il video qui sotto), che non è un proiettile o una bomba, ma un cannone. Dopo essere stato sganciato a 500 metri di altezza, l'impattatore ha aspettato che la sonda madre fosse dall'altro lato dell'asteroide per sparare un proiettile alla velocità di 7.200 km/h.

 

 

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Clic sull'immagine per ingrandirla: nel piccolo riquadro bianco si intravede il pennacchio dell'esplosione dietro l'orizzonte di Ryugu. L'immagine è stata scattata da Hayabusa 2 circa 40 minuti dopo aver sganciato l'impattatore. | Jaxa

L'Hayabusa 2, protetta dal corpo dell'asteroide, non ha ripreso l'impatto. Con la sonda nel cratere artificiale, il materiale prelevato sarà custodito al suo interno fino al 2021, anno in cui è previsto il suo rientro sulla Terra.

 

Primi passi. A missione conclusa potremo conoscere meglio la natura di questi oggetti, che tra fine aprile e inizio di maggio 2019 sono anche oggetto di una complessa simulazione globale di collisione con la Terra. Ancora di più: questo fossile celeste potrà raccontarci molto della formazione del Sistema Solare.

30 Aprile 2019 | Davide Lizzani