La sonda Dawn è entrata nell'orbita di Cerere

Dawn è la prima sonda terrestre a orbitare un pianeta nano. Catturata dalla gravità di Cerere, nei prossimi mesi l'orbita scenderà fino a poche centinaia di chilometri e contribuirà a risolvere molti misteri su questo corpo planetario.

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Una delle più recenti immagini di Cerere raccolta dalla sonda Dawn da una distanza di 48.000 km. Cerere ha un diametro medio di 2,9 km.|NASA/JPL

Un altro piccolo passo nell’esplorazione spaziale si è concretizzato alle 13.39 (ora italiana) del 6 marzo 2015: la sonda della Nasa, chiamata Dawn (Alba), è entrata nell'orbita del pianeta nano Cerere.

 

Un pianeta nano è un pianeta a tutti gli effetti, ma si differenzia da quelli classici (Terra, Marte, Venere…) dal fatto che la propria fascia orbitale non è priva di altri oggetti di dimensioni confrontabili con esso. 

 

Oltre un anno di studio. La sonda Dawn ha impiegato circa sette anni e mezzo per raggiungere Cerere attorno al quale trascorrerà i prossimi 14 mesi studiando il pianeta nei suoi dettagli.

 

Poiché la sonda viaggia ad una velocità relativamente bassa rispetto ad altre sonde che sono arrivate in prossimità di altri oggetti del sistema solare, non ha dovuto frenare bruscamente, ma si è lasciata catturare dolcemente dalla gravità del pianeta. 

 

Le dimensioni relative di alcuni corpi minori del sistema solare paragonate alla lunghezza dell'Italia.

 

UN VIAGGIO NEL TEMPO REMOTO.  «In quel momento la sonda inizierà a ruotare attorno a Cerere ad una distanza di circa 40.000 chilometri, (cioè a circa un nono della distanza Terra-Luna). Nei mesi successivi ci avvicineremo sempre più al pianeta fino a stabilizzare la quota dell’orbita a poche centinaia di chilometri», ha detto Robert Mase, responsabile del Progetto Dawn al Jet Propulsion Laboratory della Nasa.

 

Prima di entrare in orbita attorno a Cerere, Dawn aveva studiato da vicino un asteroide, Vesta, che, insieme a Cerere, si trova nella fascia degli asteroidi tra Marte e Giove.

 

«Pensiamo che Cerere e Vesta siano dei proto-pianeti: stavano per diventare dei pianeti come la Terra o Marte, ma si sono fermati allo stato embrionale. E quindi è come se fossero delle “capsule del tempo” che ci riportano agli inizi della storia del sistema solare», spiega Carol Raymond del JPL.

 

Probabilmente non riuscirono a diventare di grandi dimensioni a causa delle perturbazioni gravitazionali indotte da Giove.

La sonda Dawn in avvicinamento a Cerere. Dawn ha viaggiato spinta da un motore ionico

I MISTERI DI CERERE. Ancora molto misteriosa è la struttura di Cerere. Si pensa che esso possieda un nucleo roccioso ricoperto da un oceano d’acqua che a sua volta è protetto da uno strato roccioso forse misto a ghiaccio. Se c’è o non c’è l’oceano ipotizzato è una delle domande a cui Dawn dovrà dare una risposta.

 

Un altro mistero sono i punti bianchi sparsi qua e là sulla superficie del pianeta nano. Due in particolare risaltano in modo evidente e si trovano all’interno di un cratere di circa 90 km di diametro. Molte le ipotesi per spiegare la loro natura, una delle quali vuole che siano sali depositati da una risalita di acqua o ghiaccio dalle profondità, in seguito all’impatto di un asteroide.

L'intera superficie di Cerere. Molti i crateri che sembrano essersi prodotti su una superficie relativamente morbida, forse attutita dall'oceano sottostante. Più d'una sono le misteriose macchie bianche.

MISSIONE ANCHE ITALIANA. Va ricordato infine, che c’è molto di italiano in questa missione. Da un lato Cerere stesso venne scoperto da un italiano, Padre Giuseppe Piazzi nel 1801. Dall’altro vi è il fatto che a bordo della sonda Dawn vi è lo spettrometro nel visibile e nell’infrarosso, che rileva le caratteristiche e la composizione delle rocce, che è stato sviluppato dall’Inaf (Istituto Nazionale di Astrofisica) italiano.

06 Marzo 2015 | Luigi Bignami