Sole, novembre 2016: il buco coronale ripreso dall'SDO

Nuove immagini dal Solar Dynamics Observatory, il telescopio spaziale che studia il Sole.

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In verde le linee del campo magnetico del Sole: i buchi coronali, la cui origine non è del tutto compresa, potrebbero essere la diretta conseguenza di una temporanea riduzione di intensità del campo su di un'area più esterna della nostra stella.|NASA

In questi giorni il Solar Dynamics Observatory (SDO), il telescopio spaziale della Nasa lanciato nel 2010, in orbita geosincrona a 36.000 km dalla Terra (la Iss orbita a 400 km), ha rilevato un  flusso di vento solare molto intenso diretto verso la Terra.


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il sito del Solar Dynamics Observatory
9 novembre 2016: la mappa del buco coronale rilevato dall'SDO. | NASA

Tale materiale ha preso avvio da un cosiddetto buco coronale che si è aperto sul Sole, ossia un'area della corona solare (la parte più esterna della nostra stella) che appare più scura e meno calda rispetto alla resto della superficie.

 

I buchi coronali si formano quando le linee del campo magnetico solare si spezzano e lasciano fuoriuscire una grande quantità di particelle subatomiche e radiazioni.

 

In questa occasione, il materiale fuoriuscito dal Sole potrebbe intensificare le aurore polari, ma questo è tutto: non dovrebbe cioè avere alcuna ricaduta significativa sulle nostre tecnologie di comunicazione.

 

I buchi coronali non sono fenomeni eccezionali: il precedente più prossimo è della fine di maggio, anche il quell'occasione studiato e rilevato dall'SDO.

 

14 Novembre 2016 | Luigi Bignami