Spazio

L'ascolto di 1.300 stelle non ha rivelato alcun segnale extraterrestre

Il SETI ha concluso una parte della ricerca di segnali di civiltà extraterrestri condotta con due potenti radiotelescopi: nessuna voce dal Cosmo.

È stato il progetto più complesso e completo mai condotto dal SETI Institute, l'organizzazione scientifica privata che ha per scopo la ricerca di vita intelligente extraterrestre attraverso programmi internazionali di ricerca di eventuali segnali prodotti da alieni intelligenti: il risultato è stato ancora una volta negativo. «Al momento possiamo dire che non ci sono civiltà avanzate che stanno tentando di mettersi in contatto con noi», afferma Danny Price (Università della California a Berkeley), coordinatore del lavoro.

La ricerca è stata condotta nell'ambito del Breakthrough Listen, progetto nato circa 10 anni fa, finanziato dal miliardario russo Yuri Milner. L'iniziata Breakthrough utilizza due dei più grandi radiotelescopi al mondo, il Green Bank (un'antenna da 100 metri di diametro nel West Virginia, Usa) e il Parkes Telescope (64 metri nel Nuovo Galles, in Australia), per scansionare i cieli alla ricerca di trasmissioni o altre prove dell'esistenza di creature tecnologicamente avanzate su altri mondi.

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Conclusa una ricerca su segnali laser dallo Spazio: nessun indizio di civiltà aliene. È possibile che civiltà aliene avanzate non usino né il laser né segnali radio, ma altre forme di comunicazione a noi sconosciute?
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Il radiotelescopio Big Ear nel 1977: è stato dismesso nel 1997 e smantellato l'anno successivo. Questo radiotelescopio raccolse l'unico segnale che abbia mai fatto pensare a un messaggio alieno. © Università dell'Ohio

I ricercatori hanno fatto il punto su questa prima fase del progetto di ascolto, con l'analisi di circa 9 petabyte (9 milioni di gigabyte) di dati relativi a 1.327 stelle in un raggio di 160 anni luce dalla Terra. Più volte i ricercatori hanno avuto il sospetto (e sperato) di avere a che fare con "segnali intelligenti", ma l'approfondimento ha poi sempre riportato a spiegazioni differenti.

L'intero, gigantesco catalogo delle informazioni ottenute sarà disponibile a breve sull'Open Data Archive della Breakthrough Initiatives, a disposizione di tutti, anche nella speranza che qualcosa possa essere sfuggito - e si tratta in ogni caso di «un formidabile patrimonio di informazioni», afferma l'astrofisico Jason Wright (Pennsylvania State University), che non ha partecipato alla ricerca.

Andiamo avanti! «Tutto quello che abbiamo analizzato finora», afferma Jason Wright, «è l'equivalente di un mezzo bicchiere d'acqua paragonato a tutti gli oceani della Terra.» L'iniziata Breakthrough, infatti, prosegue: i ricercatori intendono ora utilizzare anche il MeerKAT (64 antenne da 13,5 metri di diametro, in Sudafrica), e con il lavoro dei tre sistemi radio analizzare un milione di stelle nel nostro piccolo quartiere galattico. E se anche allora non ci saranno segnali chiari... bisognerà andare avanti ancora, perché un milione di stelle sono giusto appena un vasca da bagno rispetto agli oceani della Terra.

24 giugno 2019 Luigi Bignami
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