Sedna e la luna fantasma

Un satellite capace di inghiottire il 99 per cento dei fotoni che lo raggiunge sarebbe l'ultimo segreto del pianetino scoperto nel 2003.

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Fin dalla scoperta, nel novembre del 2003, il pianetino ha attirato l'attenzione degli astronomi per la sua rotazione molto lenta, pari a circa 20 giorni terrestri. La causa più plausibile di un movimento così rallentato potrebbe essere la presenza di una luna che ne frenerebbe la rotazione con la sua influenza gravitazionale. Ma di questa luna, finora, non c'è traccia. Neppure i due telescopi spaziali Hubble e Spitzer sono riusciti a scovarla.

 

Una luna senza luce. Un gruppo di astronomi inglesi capitanati da Chandra Wickramasinghe sembra ora in grado di svelare il mistero. La luna di Sedna sarebbe una vecchia cometa "estinta", composta di materiale catramoso lasciato dallo scioglimento del ghiaccio che prima la ricopriva. Si tratterebbe dunque di un oggetto nuovo, finora mai osservato, dalla caratteristica singolare: butterato e scurissimo, tanto da assorbire più del 99 per cento della luce che lo colpisce, come hanno calcolato gli astronomi inglesi.

 

Sedna, nube di Oort
A 14 miliardi di km dalla Terra, avvolto nell'oscurità, il pianetino ha un clima gelido: la temperatura su Sedna non supera i -400 °C.

 

La luna mangialuce sarebbe costituita da areogel, un materiale leggero come l'aria (ha tre volte la sua densità), ma solido, con una struttura simile a quella di una spugna, composta per l'85 per cento del volume da spazi vuoti, capace di intrappolare la luce senza rifletterla.

 

Se così fosse, per poter rallentare Sedna la sua luna sarebbe stata una cometa di dimensioni enormi, almeno centinaia di volte superiori a quelle conosciute. Questo particolare lascia perplessi diversi astronomi, ma l'ipotesi rimane suggestiva: si tratterebbe di una nuova classe di comete giganti e ormai estinte. «Se le ipotesi verranno confermate - spiega Wickramasinghe - la luna di Sedna indicherebbe che ci deve essere una popolazione sconosciuta di oggetti scuri nel Sistema Solare.»

 

Ma c'è chi è scettico: per esempio Michael Brown, l'astronomo del California Institute of Technology, lo scopritore del pianetino dal diametro di 1.700 km la cui orbita si spinge fino alla nube di Oort, la zona più esterna del nostro sistema solare.

 

(Notizia aggiornata al 24 agosto 2004)

24 Agosto 2004 | Focus.it