Spazio

Scoperto un oggetto di un paio di km di diametro nella fascia di Kuiper

La scoperta, che conferma una vecchia teoria, è importante per lo studio delle origini del Sistema Solare.

Durante la campagna di osservazioni OASES (Organized Autotelescopes for Serendipitous Event Survey), condotta da un gruppo di scienziati di varie discipline e diverse università giapponesi, coordinati da Ko Arimatsu (National Astronomical Observatory, Tokyo), avviata per identificare piccoli oggetti ai confini del Sistema Solare utilizzando la tecnica "di occultazione" (o di transito), è stata fatta una scoperta di grande interesse: un oggetto celeste con un raggio di appena 1,3 chilometri (un planetesimo) proprio là dove il Sistema Solare si perde nella fascia di Kuiper, l'immensa ciambella di piccoli oggetti sopravvissuti (o "avanzati") alla nascita del Sistema Solare.

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# Occultamento (transito): la variazione di luminosità di una stella può indicare il passaggio di un oggetto tra l'osservatore e la stella stessa
# Planetesimi: piccoli corpi formatisi dalla condensazione della nebulosa circumsolare (vedi L'origine violenta del Sistema Solare)
# La fascia di Kuiper è una regione del Sistema Solare che si estende dall'orbita di Nettuno (a 30 Unità Astronomiche) fino a oltre 50 UA dal Sole.
# Unità astronomica (UA): la distanza media Sole-Terra, circa 150 milioni di km

La scoperta, pubblicata su Nature Astronomy, conferma un'ipotesi di qualche decina di anni fa che non è mai stato possibile dimostrare: oggetti di queste dimensioni rappresenterebbero un passaggio fondamentale tra i minuscole grani di polveri che permeavano il Sistema Solare ai suoi inizi e la nascita dei pianeti più grandi, ma - appunto - è la prima volta che un oggetto del genere viene rilevato.

Corpi di queste dimensioni si trovano all'interno del Sistema Solare, ma generalmente sono il risultato di collisioni tra asteroidi: difficile che siano oggetti primordiali. Nella fascia di Kuiper, invece, è più facile trovare oggetti che hanno mantenuto le condizioni primordiali, e il loro studio è di fondamentale importanza per comprendere i fenomeni e i processi che hanno portato alla nascita di pianeti come la Terra.

Questi piccoli oggetti sono al momento impossibili da rilevare con l'osservazione diretta, perché la luce che riflettono è molto bassa: sembra che il modo migliore per "stanarli" sia proprio quello utilizzato dal gruppo di OASES.

5 febbraio 2019 Luigi Bignami
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