Spazio

Scoperto un nuovo pianeta nano

Si chiama Biden - o meglio 2013 VP113 - e si trova nella nube di Oort. La sua scoperta pone nuove domande sull'origine del Sistema Solare.

Il Sistema Solare è "diventato più largo". Lo sapevamo gia: oltre l'orbita di Nettuno, il pianeta più lontano dal Sole, c'è un'enorme quantità di oggetti planetari che aspettano solo di essere scoperti.

Chad Truyjillo e Scott Sheppard, due astronomi che lavorano al telescopio NOAO del Cile, hanno osservato per la prima volta un oggetto del sistema solare finora sconosciuto al di là di tutti i pianeti noti fino ad oggi. Si chiama 2012 VP113, ma i suoi scopritori lo hanno ribattezzato amichevolmente Biden, in onore del vice presidente americano.

Il nuovo oggetto “trans-nettuniano”, così si chiamano i corpi del sistema solare che ruotano al di là dell’orbita di Nettuno, non è il primo ad essere stato osservato con un telescopio, ma ciò che rende quest’ultimo assai raro è la sua orbita.

Il punto più vicino al nostro Sole infatti, è di ben 80 UA, cioè 80 volte la distanza Terra-Sole o se si vuole circa 3 volte la distanza Nettuno-Sole e il punto più lontano è di 450 UA. C’è solo un altro oggetto finora scoperto che possiede caratteristiche simili: Sedna, il quale si allontana dal Sole fino a 937 UA e gli si avvicina fino a 76 UA.

Com'è fatto
Biden (2012 VP113) è largo circa 450 km, circa la metà di Sedna, e dovrebbe avere una forma sferica e composto quasi completamente di ghiaccio.

Il nuovo oggetto potrebbe entrare a far parte nella schiera dei “pianeti nani” e la sua caccia era iniziata dal 2003, quando venne scoperto Sedna (leggi su Focus.it).

Era importante infatti, capire se Sedna fosse un’eccezione del sistema solare o se invece, come volevano varie ipotesi, fosse solo uno delle migliaia di possibili oggetti che ruotano oltre Nettuno.

«Con la scoperta di Biden – spiega Trujillo – è ormai chiaro che Sedna è stato solo il primo di una serie di corpi che fanno parte di quella che potremmo definire la fascia più interna della nube di Oort».

La nube di Oort è una grande ciambella di miliardi di oggetti composti per lo più da comete (che ogni tanto la abbandonano per gettarsi verso l’interno del sistema solare), la cui parte centrale si trova a circa 2-3.000 UA dal Sole.

«Lo studio di questi lontanissimi oggetti è molto importante – sottolinea Sheppard – perché serve a meglio interpretare come si è evoluto il nostro sistema solare».

Biden ha un diametro compreso tra i 350 e i 600 km, ma vien da chiedersi se possono esistere oggetti più grandi. «Non è da escludere –continua Sheppard – che alcuni di questi corpi possano avere dimensioni come quelle di Marte o della Terra. Il fatto è che sono così distanti che con gli strumenti attuali risultano inosservabili perché la luce che arriva dal Sole è troppo debole per essere riflessa», sottolinea Sheppard.

Che cos'è la nube di Oort

Si pensa che il sistema solare sia avvolto da una vasta zona sferica costellata da corpi celesti: la nube di Oort.

La sua esistenza fu ipotizzata dall’olandese Jan Hendrik Oort nel 1950, per spiegare le osservazioni sulle comete a lungo periodo, quelle che ritornano vicino al Sole dopo migliaia o milioni di anni.

Oort notò che queste comete (a differenza di quelle a breve periodo) provenivano da ogni direzione e non dallo spazio interstellare, ma si trovavano su orbite ellittiche molto allungate.
Concluse, perciò, che giungevano da un guscio sferico che avvolgerebbe il sistema solare e sarebbe lontano dal Sole fino a 100 mila volte più della Terra.

Per saperne di più



Ad oggi esistono 3 ipotesi che cercano di spiegare come questi oggetti celesti possano arrivare fino a distanze relativamente vicine al Sole.

1. Miliardi di anni fa un pianeta di dimensioni almeno simili alla Terra, se non superiori, sarebbe stato scagliato al di fuori del nostro sistema solare dai pianeti giganti e sarebbe andato a perturbare gli oggetti più vicini a noi della nube di Oort, così, che da quel momento hanno assunto orbite che li portano vicino alla nostra stella.

2. Fu il passaggio ravvicinato con una stella a creare una perturbazione gravitazionale nella nube di Oort con conseguenze simili alla prima ipotesi. Se ci fossimo stati, avremmo visto anche noi questa stella. Sarebbe stata più luminosa della luna piena e sarebbe stata visibile anche di giorno, per 20 mila anni.

3. Nella nube di Oort sarebbero finiti pianeti appartenenti ad altre stelle in grado di alterare le orbite di oggetti più piccoli.

Solo studiando il percorso e le caratteristiche di molti corpi simili a 2012 VP113 si potrà capire quale di queste tre ipotesi si avvicina maggiormente alla realtà.

Stando ad un’analisi statistica dell’area di cielo coperta dalla ricerca dei due astronomi si deduce statisticamente che potrebbero esistere almeno 900 oggetti con dimensioni attorno agli 800-1000 km di diametro e dunque la caccia promette buoni risultati.

Per avere un’idea dell’ordine di grandezza dei corpi che costituiscono il nostro sistema solare va detto che i pianeti rocciosi e gli asteroidi si trovano tra 0,39 e 4,2 UA, i pianeti giganti tra 5 e 30 UA, mentre la fascia di Kuiper, composta da oggetti simili agli asteroidi a cui appartiene anche Plutone si estende tra le 30 e le 50 UA. La nube di Oort infine si estende fino a 5.000 UA, anche se per qualcuno potrebbe arrivare anche a 100.000 UA.

27 marzo 2014 Luigi Bignami
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