Scoperte sorgenti idrotermali su Encelado

L'analisi dei dati forniti da Cassini rivela che nell'oceano della piccola Luna di Saturno ci sono le condizioni per lo sviluppo della vita

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La superficie di Encelado fotografata dalla sonda spaziale Cassini.|Carolyn Porco/National / IPA

Su Encelado, la piccola luna ghiacciata di Saturno, potrebbero esserci delle sorgenti idrotermali compatibili con lo sviluppo di elementari forme di vita. Secondo uno studio condotto dagli scienziati della University of Colorado, pubblicato in questi giorni su Nature, i dati raccolti dalla sonda della Nasa Cassini fornirebbero la prova indiretta dell'esistenza di un grande "Jacuzzi" che ribolle sotto la coltre di ghiaccio del satellite.

 

Un oceano sotto il ghiaccio. Circa un anno fa, una ricerca pubblicata su Science dall'università La Sapienza di Roma aveva dimostrato quello che, sempre grazie a Cassini, si sospettava già da tempo: nel sottosuolo di Encelado fluttua un oceano d’acqua allo stato liquido. Il bacino idrico, che è grande più o meno come il nord Italia e profondo circa 10 chilometri, si trova al polo sud ed è nascosto sotto uno strato di ghiaccio spesso 30-40 chilometri – la temperatura media di Encelado è infatti di -180° C.

 

Sabbia spaziale. La ricerca apparsa ora su Nature afferma che all'interno dell'oceano sono presenti dei camini (o bocche) idrotermali. Facendo un paragone con quello che accade sulla Terra, si tratta di fratture del fondale marino da cui fuoriescono getti di acqua calda, che creano le condizioni favorevoli per un ambiente biologicamente attivo. Ma come hanno fatto gli scienziati ad arrivare a questa conclusione? Si sono basati su dei microscopici granelli di sabbia rilevati da Cassini durante uno dei suoi fly-by. Le particelle, grandi dai 2 agli 8 nanometri e composte principalmente di silicio, potrebbero sembrare insignificanti agli occhi dei meno esperti, ma in realtà sarebbero il frutto di una serie di processi che, andando a ritroso, porterebbero dritti ai geyser sottomarini.

 

 

Dagli abissi allo spazio. La catena di eventi che finisce per formare i granuli di silicato ha inizio con l'attrazione gravitazionale di Saturno e delle sue lune sul piccolo Encelado, il cui diametro è di soli 500 chilometri. Queste forze avrebbero l'effetto di "muovere" e riscaldare l’oceano sotterraneo fino alla temperatura di 90° C. L'acqua calda dissolve così gradualmente le rocce su cui poggia il bacino e poi spinge le particelle in superficie attraverso dei potenti getti. Qui le temperature rigide intrappolano i silicati nel ghiaccio, ma non per questo il loro viaggio giunge al termine: lentamente il rivestimento viene eroso e "decolla" verso lo spazio (la gravità di Encelado è troppo bassa per trattenere il sottilissimo strato di atmosfera).

 

Il team di scienziati, guidato da Hsiang-Wen Hsu, ha condotto per mesi una serie di esperimenti in laboratorio, giungendo alla conclusione che quello descritto è un meccanismo plausibile. Serviranno ovviamente ulteriori indagini, perché l'ipotesi sta in piedi, ma resta da capire quali altri fenomeni geotermici entrano in gioco.

 

C'è vita su Encelado? Ovviamente non è possibile rispondere in modo certo, ma lo studio apre uno spiraglio in questa direzione. I camini idrotermali sono sede di reazioni chimiche ricche e complesse, che possono creare i presupposti per la nascita di un habitat probiotico. Non a caso sulla Terra, intorno a queste sorgenti sottomarine fioriscono degli ecosistemi straordinariamente variegati, che includono batteri che si alimentano a zolfo e sono indipendenti dall'ossigeno.

 

13 Marzo 2015 | Davide Decaroli