Spazio

La prima EVA spaziale al femminile non si farà: c'è un problema con le tute spaziali

La "passeggiata spaziale" di sole astronaute donne non si farà: non è questione di parità o disparità di genere, il punto è la scarsità di tute spaziali.

L'entusiasmo con cui la stampa internazionale aveva accolto la notizia della prima attività tutta al femminile fuori dalla Stazione spaziale internazionale - inizialmente in programma per venerdì 29 marzo - è stato forse eccessivo: è noto che le assegnazioni di compiti delicati come le EVA (Extra-Vehicular Activity), possono subire variazioni, se il team di missione lo ritiene necessario.

Così è accaduto con la EVA che avrebbe visto Christina Koch e Anne McClain lavorare in coppia per installare alcune batterie agli ioni di litio sui pannelli solari della ISS: la storica passeggiata spaziale di sole donne per il momento non avverrà, e per ragioni legate all'equipaggiamento.

Un problema di taglie. McClain sarà sostituita venerdì dal collega Nick Hague, con il quale la stessa astronauta ha compiuto una EVA il 22 marzo. In quella prima uscita dalla ISS, McClain ha infatti realizzato che per la parte superiore della tuta spaziale ("il tronco", per intenderci) si trova meglio con la taglia medium, la stessa utilizzata da Kock, e non con la large come pensava. L'astronauta si era addestrata con entrambe le taglie, ma per i compiti richiesti da questo tipo di EVA è più adatta la M, e poiché per venerdì è possibile preparare solamente una tuta di quella taglia, questa volta sarà Christina Koch a indossarla.

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Luca Parmitano in una tuta EMU: dopo l'incidente del 2013, l'astronauta ha collaborato nella messa a punto di tute più sicure. © ESA

Gli astronauti sulla Stazione Spaziale Internazionale non hanno a disposizione tute personalizzate, ma una collezione di parti assemblabili in varie taglie (busto, guanti, braccia), che si possono adattare a diverse corporature. La scarsa disponibilità di tute nel guardaroba della NASA è un problema noto da tempo: ne restano solo 11 da impiegare da qui allo smantellamento della ISS, e non tutte sono in perfetto stato.

Risparmiare fatica. Le Extravehicular Mobility Units (EMU) sono una sorta di navicella spaziale personalizzata di volta in volta attorno all'astronauta, per mantenerlo in vita nell'ambiente ostile dello Spazio. Per indossarle in modo completo e sicuro bastano 15 minuti, ma l'equipaggio impiega diversi giorni per verificare le condizioni delle varie parti e accertarsi che tutto funzioni correttamente. In pratica, si fa prima a sostituire un astronauta nella EVA che a mettere a punto una tuta.

Dal 1998 a oggi si sono effettuate 213 attività all'esterno della ISS, per eseguire compiti di manutenzione, riparazione ed esperimenti scientifici. Meno dell'11% delle oltre 500 persone che vi hanno partecipato erano donne, e in quei pochi casi sono sempre state affiancate da un collega maschio. In quasi 60 anni di volo spaziale è accaduto solo 4 volte che in un equipaggio fosse prevista la presenza contemporanea di due astronaute addestrate a una EVA.

Anne McClain e Christina Koch fanno parte della "classe 2013" di astronauti della NASA, composta per la metà da donne. McClain si trova sulla ISS da dicembre, e Christina Koch è a bordo dal 14 marzo.

26 marzo 2019 Elisabetta Intini
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