Rocce spaziali

Recentemente sono stato al “2007 Planetary Defense Conference”, una conferenza scientifica tenutasi a Washington DC dal 5 all’8 marzo. Scopo di questo...

Recentemente sono stato al “2007 Planetary Defense Conference”, una conferenza scientifica tenutasi a Washington DC dal 5 all’8 marzo.
Scopo di questo meeting è stato quello di fare il punto sul rischio per il nostro pianeta di essere colpito da un corpo cosmico, come un asteroide o una cometa. Al riguardo, da oltre 10 anni sono in attività programmi di ricerca che hanno come obiettivo quello di scoprire il maggior numero di oggetti potenzialmente pericolosi.

Il programma “Spaceguard”, che si proponeva di scoprire entro il 2008 almeno il 90% degli asteroidi con diametro superiore al chilometro che hanno orbite simili a quella della Terra, ha quasi raggiunto il suo obiettivo, a tutt’oggi, infatti, siamo a poco meno dell’80%. Ma già sono in fase di realizzazione altri programmi con l’obiettivo finale di arrivare alla scoperta di tutti i potenziali impattori con dimensioni superiori ai 140 metri entro il 2020. Il problema è che al momento non si riesce a trovare il miliardo di dollari occorrente per mettere in piedi il progetto, una cifra irrisoria se paragonata agli oltre 100 miliardi di dollari necessari a portare avanti per qualche mese la guerra in Iraq…

Nel corso della conferenza si è trattato inoltre delle tecniche che potrebbero essere impiegate per deviare o distruggere l’eventuale proiettile cosmico e dei vari problemi politici e sociologici connessi con questo “rischio naturale”, la cui probabilità è estremamente bassa, ma non uguale a zero. Un rischio che rispetto agli altri, come terremoti, alluvioni, eruzioni vulcaniche, ecc, ha il grande vantaggio di poter essere previsto con grande anticipo, a patto che le orbite della maggior parte degli oggetti potenzialmente pericolosi siano conosciute in anticipo.
Naturalmente si è parlato anche dell’ormai famoso Apophis, un macigno spaziale del diametro di circa 300 metri scoperto nel giugno 2004, che il 13 aprile 2029 passerà a soli 30.000 km dalla superficie terrestre, una quota inferiore a quella dei satelliti geostazionari, mentre nel 2036 la probabilità che questo oggetto impatti sulla Terra potrebbe essere relativamente elevata, a seconda di quale sarà la geometria dell’incontro con il nostro pianeta nel 2029. Se malauguratamente un evento del genere si verificasse, Apophis impatterebbe ad una velocità di poco inferiore ai 13 km/s (poco meno di 50.000 km/h) sviluppando un’energia di circa 400 Megaton, circa 27.000 quella sviluppata dalla bomba atomica che distrusse Hiroshima.
06 Aprile 2007 | Mario Di Martino