Rimane ancora il mistero sulle macchie luminose di Cerere

Le ultime immagini riprese dalla sonda della NASA Dawn hanno reso ancor più misteriose le macchie luminose sulla superficie di Cerere già notate durante la fase di avvicinamento

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Le macchie bianche di Cerere all’interno di un cratere da impatto di 90 km di diametro riprese da una quota di 4.400 km. | NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA

Più ci avviciniamo a Cerere, più questo pianeta nano diventa sempre più intrigante e misterioso. Nuove immagini inviateci nei giorni scorsi dalla sonda della NASA Dawn forniscono, infatti, nuovi dettagli delle enigmatiche macchie luminose, rendendole ancora più enigmatiche, e rivelano anche un picco a forma di piramide che domina un paesaggio relativamente pianeggiante.

 

Dawn ha studiato il pianeta nano nel dettaglio per 3 giorni da un’orbita che dista circa 4.400 km dalla sua superficie. Il prossimo 30 giugno Dawn riaccenderà il suo propulsore a ioni per calarsi verso una nuova orbita che la porterà a una quota di 1.450 km agli inizi del prossimo mese di agosto.

 

Ghiaccio, sale o altro? Le misteriose macchie chiare, già individuate durante la fase di avvicinamento a Cerere, si trovano all’interno di un cratere da impatto di circa 90 km di diametro.

 

Inizialmente si pensava che si trattasse di due aree uniche, ma le immagini riprese da distanza più ravvicinata hanno mostrato che una delle due - quella di destra - è risultata essere formata da almeno otto zone distinte. La macchia di sinistra, che appare relativamente ben definita a differenza dell’altra, è larga circa 9 km.

 

Si tratta di depositi di materiale altamente riflettente e i due maggiori indiziati sono il ghiaccio e il sale. Il secondo sarebbe stato depositato sulla superficie dall'acqua espulsa dall'interno verso lo spazio sotto forma di geyser. Si ritiene che almeno un quarto della massa di Cerere sia costituita da acqua sotto forma di ghiaccio.

 

Un’immagine che mostra la martoriata superficie di Cerere. In alto a destra un cratere da impatto giovane. Il materiale chiaro visibile, con ogni probabilità, è ghiaccio portato alla luce al momento della collisione. | NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA

Geyser e vapore acqueo. Inoltre, prima dell’arrivo di Dawn a Cerere lo scorso 6 marzo, il telescopio spaziale Hubble aveva osservato una rarefatta nube di vapore acqueo al di sopra della regione che oggi sappiamo ospitare le macchie chiare, suggerendo che la sua origine derivasse da un'attività di geyser. La scoperta era stata già confermata dal telescopio spaziale europeo per radiazione infrarossa Herschel.

 

Altri possibili scenari, che al momento paiono improbabili, ma che non possono ancora essere esclusi, riguardano fenomeni di criovulcanismo.

 

La montagna di 5.000 metri di altezza che si stacca dall'orizzonte di Cerere. | NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA

Una montagna più alta del monte Rosa. Oltre ai punti luminosi, le ultime immagini mostrano anche una montagna con forti pendenze sporgenti da una superficie relativamente liscia della superficie del pianeta nano. La struttura si innalza sino a circa 5 km sopra la superficie.

 


La superficie di Cerere, come la stragrande maggioranza dei corpi solidi del Sistema Solare, è butterata da numerosi crateri di varie dimensioni, molti dei quali hanno picchi centrali. Ci sono ampie evidenze di attività passata sulla superficie, inclusi i flussi di materiale fluido, frane e strutture crollate.

 

Cerere sembra mostrare una maggior quantità di segni di attività passata rispetto all’asteroide gigante, che Dawn ha studiato intensamente per 14 mesi nel 2011 e 2012.

 

Tra non molto avremo la risposta. Per poter far luce su questo mistero, dovremo aspettare i risultati dello spettrometro di realizzazione italiana VIR (Visual and Infrared Spectrometer) a bordo di Dawn, che in questo momento sta mappando alle lunghezze d'onda del visibile e dell'infrarosso la superficie di Cerere, nel tentativo di riconoscerne la composizione e realizzare così una mappa mineralogica del pianeta nano.

 

Un'animazione della rotazione di Cerere centrata sulla montagna. | NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA

Ogni minerale, infatti, riflette la luce solare in maniera diversa alle varie lunghezze d’onda e questa “impronta digitale” permette di stabilire la distribuzione e l’abbondanza relativa dei minerali di cui è formata la superficie di un corpo planetario.

 

Dawn è la prima missione a visitare un pianeta nano (verrà seguita a breve, il 14 luglio, dalla sonda New Horizons che visiterà il sistema di Plutone), e la prima ad orbitare attorno a due oggetti distinti del Sistema Solare, il primo è stato l’asteroide Vesta.

 

23 giugno 2015 | Mario Di Martino