Spazio

Record di distanza per due supernovae

I resti di due stelle supermassicce che esplosero come supernova rispettivamente 11 e 11,4 miliardi di anni fa, quando l’universo aveva un’età pari a...

I resti di due stelle supermassicce che esplosero come supernova rispettivamente 11 e 11,4 miliardi di anni fa, quando l’universo aveva un’età pari a circa il 20% dell’attuale, hanno battuto ogni record di distanza per oggetti di questo genere. La supernova più lontana finora conosciuta si trova infatti a circa 9 miliardi di anni luce.

Gli astronomi dell'Università della California (Irvine) che hanno effettuato questa scoperta hanno utilizzato una nuova tecnica che in futuro potrebbe consentire di osservare stelle che terminano in maniera violenta il loro ciclo evolutivo ai confini dell'universo. Questo metodo innovativo ha potenzialmente la capacità di permettere di studiare alcune delle prime supernovae e di ottenere nuove informazioni sulla formazione delle galassie e sulla loro evoluzione nel tempo.

Una supernova si verifica quando una stella molto massiccia (più di otto volte la massa del Sole) improvvisamente collassa producendo una potentissima esplosione. La luminosità che viene generata nel corso di questi fenomeni per diverse settimane è paragonabile a quella emessa da tutte le stelle che compongono la galassia a cui la stella responsabile dell’esplosione apparteneva.

Questo disegno artistico mostra l’espulsione di gusci di gas da parte di una stella massiccia prima che questa si autodistrugga a seguito di un’immane esplosione di supernova.

Jeff Cooke, coordinatore del gruppo di ricercatori e primo autore dell’articolo apparso sulla rivista Nature in cui viene annunciata questa scoperta, si interessa in modo particolare delle stelle molto massicce, tra 50 e 100 volte la massa del Sole, che espellono parte della loro massa nello spazio circostante prima di morire. Quando infine esplodono, la materia eiettata emette luce per tempi relativamente lunghi.

Le supernove di solito vengono scoperte confrontando l’immagine di una stessa regione di cielo ottenuta in tempi diversi e cercando le differenze: ogni nuovo puntino luminoso che appare in una di queste immagini e che con il passare del tempo si indebolisce indica un’esplosione di supernova. Cooke ha raffinato questa tecnica confrontando immagini dello stesso campo di cielo riprese con il Canada-French-Hawaii Telescope (CFHT) presso l’Osservatorio di Mauna Kea (Hawaii) nel corso di quattro anni differenti. Questo lavoro ha permesso di individuare tre oggetti molto distanti (11,4; 11 e 8 miliardi di anni luce) che sono improvvisamente apparsi sulle immagini e la cui luminosità con il passare del tempo si indeboliva. Osservati poi con il telescopio Keck da 10 metri di apertura, per analizzarne più nel dettaglio lo spettro della radiazione emessa, è risultato che si trattava effettivamente di supernovae.

Considerando che l'universo ha un’età di circa 13,7 miliardi di anni, le due esplosioni stellari osservate sono state prodotte da stelle di più antica formazione, appartenenti alle primissime generazioni.

10 luglio 2009 Mario Di Martino
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