Quante radiazioni per arrivare su Marte? La Nasa fa il calcolo

Uno strumento a bordo di Curiosity ha registrato le radiazioni accumulate durante il viaggio di andata su Marte. Una quantità molto alta e difficile da schermare.

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Una rappresentazione artistica della navicella del Mars Science Laboratory nella fase precedente all'atterraggio di Curiosity su Marte. Photo credit: NASA/JPL-Caltech

Il 26 novembre 2011 Curiosity partiva per un viaggio che, 253 giorni e 560 milioni di chilometri più tardi, l'avrebbe condotto sul Pianeta Rosso. Lungo tutto il tragitto il RAD (Radiation Assessment Detector), un analizzatore di particelle energetiche delle dimensioni di un tostapane a bordo del rover della Nasa, ha misurato le radiazioni all'interno del Mars Science Laboratory, accumulando dati essenziali per le future missioni umane sul Pianeta Rosso.

Le notizie per i papabili astronauti non sono incoraggianti: «In termini di radiazioni accumulate, recarsi su Marte equivale a subire una radiografia all'intero corpo ogni 5 o 6 giorni» spiega Cary Zeitlin, scienziato del Southwest Research Institute, il laboratorio di ricerca responsabile del RAD, in un articolo pubblicato oggi su Science.

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Se i tempi per raggiungere Marte non cambiano (ogni viaggio durerebbe 180 giorni secondo le stime più ottimistiche), la maggior parte delle radiazioni colpirebbe gli astronauti lungo il tragitto, nello Spazio interplanetario, quando l'unico scudo di protezione sarebbe quello fornito dalla navicella. La radiazione subita coprirebbe gran parte di quella che un cosmonauta può sopportare nell'intera vita.

Due sono i tipi di radiazioni da temere: i raggi cosmici galattici e le particelle energetiche solari. I primi costituiscono una radiazione a lungo termine altamente energetica e difficile da schermare anche con uno scafo di alluminio progettato ad hoc. Includono anche i cosiddetti ioni pesanti, nuclei atomici privi di elettroni particolarmente pericolosi per gli esseri umani. Le particelle solari, associate a brillamenti o eiezioni di massa coronale, sarebbero invece più facilmente schermabili e rappresenterebbero, in un periodo di bassa attività solare come quello in cui è partito Curiosity, solo il 5% delle radiazioni totali.

Soltanto il tragitto di andata e ritorno esporrebbe i cosmonauti a una quantità di radiazioni pari a 0,66 Sievert (l'unità di misura ultilizzata in questo caso): l'esposizione alla dose di 1 Sievert è associata all'aumento del 5% delle probabilità di morire di cancro. E questo senza contare il soggiorno sul Pianeta Rosso - almeno 500 giorni per ammortizzare il viaggio - che equivarrebbe a una dose extra di radiazioni.

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31 Maggio 2013 | Elisabetta Intini