Spazio

Project Blue, a caccia di un esopianeta da fotografare

L'ambizioso progetto ha lo scopo di catturare per la prima volta immagini fotografiche di eventuali esopianeti nel sistema di Alpha Centauri, il più vicino alla Terra.

Ci accorgiamo della presenza di esopianeti da misurazioni indirette - soprattutto dal cambiamento di luminosità che inducono, passando, sulla stella madre. Ma se potessimo invece fotografarli direttamente?

Un nuovo progetto di esplorazione spaziale, Project Blue, si pone proprio questo ambizioso obiettivo: puntare un telescopio spaziale grande come una lavatrice verso Alpha Centauri, il sistema stellare più vicino alla Terra, per provare a catturare l'immagine, lontanissima e sgranata, dei pianeti extrasolari che si pensa siano presenti in quel sistema.

Gli ostacoli. La missione, finanziata per ora da due organizzazioni private, il BoldlyGo Institute (che include diversi ex responsabili di progetti scientifici Nasa) e Mission Centaur, si prospetta a dir poco complessa: Alpha Centauri si trova a 4,4 anni luce dalla Terra - non proprio dietro l'angolo - ed è un sistema stellare triplo.

Ciò significa che prima che si possa fotografare un esopianeta all'interno del sistema, come quello individuato vicino a Proxima Centauri, occorrerebbe riuscire a bloccare la luce degli altri due astri, per evitare interferenze.

"Ogni santo e peccatore nella storia della nostra specie è vissuto lì, su un minuscolo granello di polvere sospeso in un raggio di Sole", scrisse l'astronomo e divulgatore Carl Sagan commentando questa foto. Fu sua l'idea di orientare la telecamera della Voyager verso il nostro pianeta, per scattare questa immagine. © Nasa/JPL

Tre condizioni. La missione dovrebbe quindi prevedere tre diversi tipi di tecnologie: una che tenga il telescopio puntato verso Alpha Centauri, una che separi la luce indesiderata da quella riflessa da un eventuale pianeta orbitante e una che sostituisca il singolo specchio classico dei telescopi con migliaia di specchi più piccoli che possano tentare di mettere a fuoco l'immagine.

Il risultato. Dopo tutte queste premesse, se anche si riuscisse a ottenere uno scatto, sarebbe sfocato e distante come la "Pale Blue Dot", la foto della Terra scattata dalla sonda Voyager 1 nel 1990, da 6 miliardi di km di distanza (foto qui a fianco).

Ma sarebbe forse abbastanza per capire se il fatidico pianeti ospiti acqua, di che colore sia e quali siano le sue dimensioni.

12 ottobre 2016 Elisabetta Intini
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