Spazio

Posata la prima pietra dell'LSST, il telescopio dei record

In costruzione in Cile un telescopio terrestre che permetterà di indagare nei segreti dell'Universo: una sfida ingegneristica, informatica e fotografica senza precedenti.

Lo spazio vicino (astronomicamente parlando) presto ci rivelerà molti dei suoi misteri, grazie all’LSST - il Large Synoptic Survey Telescope - uno dei telescopi terrestri più grandi mai realizzati, la cui costruzione è iniziata qualche giorno fa a sul Cerro Pachon, nel Cile settentrionale, a 2600 metri di altitudine.

Con un riflettore largo otto metri, il telescopio permetterà di osservare - e fotografare - più volte ogni settimana l'intera volta celeste e offrirà agli scienziati un punto di vista privilegiato su galassie, asteroidi, stelle e anche sull’energia oscura. Secondo i progettisti permetterà di catalogare miliardi di galassie e più di 10 miliardi di stelle.

La fotorecord. L’LSST sarà equipaggiato con una enorme fotocamera digitale da 3 miliardi di pixel, la più grande e potente mai costruita: ogni notte questo strumento scatterà più di 800 fotografie del cielo, catturando immagini anche di eventi transitori, come esplosioni o passaggi di asteroidi.

«LSST raccoglierà dati su miliardi di galassie e ci permetterà di avere nuove prove sull’esistenza dell’energia oscura, la forza misteriosa che sta accelerando l’espansione dell’Universo», spiega alla stampa James Siegrist, del Department of Energy.

Il progetto nasce dalla collaborazione tra National Science Foundation, Department of Energy, Ministero degli Affari Esteri del Cile e Comisión Nacional de Investigación Científica y Technológica. La prima fase dei lavori dovrebbe terminare nel 2019 ed entro il 2022 il telescopio dovrebbe essere completamente operativo. Lavorerà ininterrottamente per almeno 10 anni.

Più scienza per tutti. A beneficiare dei dati di LSST non saranno solo gli scienziati: gli oltre 30 terabytes di dati che il telescopio registrerà ogni notte verranno resi disponibili online per tutti gli studiosi e gli appassionati. E verranno utilizzati da Google per creare, notte dopo notte, una nuova, dettagliata mappa interattiva della volta celeste.

Il costo del progetto, circa 350 milioni di euro, è stato finanziato in parte dal governo americano ma anche da decine di privati, tra i quali Bill Gates, che ha contribuito con un assegno da 10 milioni di dollari.

LSST Corp.
La fotocamera digitale da 3.2 miliardi di pixel che verrà montata sull' LSST è la più grande mai costruita. © LSST Corp.

Terra o spazio? Ma ha ancora senso nel XXI secolo la costruzione di telescopi terrestri? Non sarebbe più conveniente ed efficace un nuovo telescopio spaziale? In realtà no: per provare la fisica dell’energia oscura è necessario poter osservare un intero emisfero della volta celeste, così come è indispensabile l’osservazione del cosmo in profondità.

Ad oggi, e realisticamente anche per i prossimi decenni, nessun telescopio spaziale sarà in grado di offrire prestazioni paragonabili a quelle dell’LSST, sia in termini di ampiezza della porzione di cielo osservabile sia in termini di risoluzione fotografica. Senza parlare dei costi e della complessità per interventi di manutenzione o aggiornamento delle attrezzature.

La sfida Informatica. LSST sarà il telescopio dei record anche dal punto di vista dell’hardware e del software necessari per la gestione dell’incredibile mole di dati che genererà. Secondo le prime stime il telescopio produrrà ogni notte oltre 30 TB di dati (l’equivalente di un centinaio di comuni hard disk).

In 10 anni, tra dati e fotografie, la mole di informazioni archiviate sarà di circa 90 PB (1 PetaByte=1000 TB) che saranno processati da una rete di computer da oltre 100 TFlops (il FLOPS indica il numero di operazioni in virgola mobile eseguite in un secondo dalla CPU).

Trasformare tutto questo in documenti e informazioni facilmente utilizzabili dagli utenti finali, trasmtterli in rete e renderli disponibili su Internet sarà un’ulteriore sfida, alla quale scienziati ed esperti di informatica stanno già lavorando.

21 aprile 2015 Rebecca Mantovani
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