Spazio

Un nuovo metodo per cercare la vita nello Spazio

Per la ricerca di vita extraterrestre non bastano più le firme spettrali di ossigeno, clorofilla, metano...

Nell'incessante ricerca di una risposta alla domanda siamo soli nell'universo? gli scienziati si sono più volte soffermati sulla possibilità di fare riferimento alla brillantezza della clorofilla nello spettro infrarosso per rilevare un'eventuale presenza di vegetazione su altri mondi.

Questo metodo non darebbe però alcuna informazione su eventuali organismi privi di pigmenti fotosintetici. Per ovviare al problema gli astronomi Edward Schwieterman e Victoria Meadows, dell'Università di Washington, stanno sviluppando un nuovo sistema per raccogliere altre informazioni utili a stabilire se c'è o no vita su altri pianeti.

Pigmenti. I pigmenti degli organismi non fotosintetici assorbono luce e interagiscono con essa, ma hanno caratteristiche di riflettività e di brillantezza molto diverse rispetto a ciò che definiamo vegetazione. Comprendere quali sono queste caratteristiche, catalogarle e creare nuovi telescopi in grado di rilevarle potrebbe essere la chiave di volta per la ricerca della vita nell'Universo, aggiungendosi, per esempio, all'identificazione di sostanze come l'ossigeno o il metano.

Nuovi segnali. Se questi pigmenti sono presenti in quantità sufficiente sulla superficie di un pianeta distante, il loro segnale spettrale potrebbe essere abbastanza forte da essere rilevato da questi nuovi telescopi. Gli scienziati hanno quindi iniziato a misurare e catalogare la riflettività di organismi terrestri con diversi tipi di pigmenti per capire in cosa sono diversi dalle piante e in cosa dagli oggetti inanimati (come le rocce), creando dei modelli spettrali che simulano la superficie di un ipotetico pianeta da cui sono rilevati questi segnali.

Diversi. «Questo potrebbe spingerci ad ampliare la nostra concezione di biofirma su un esopianeta», afferma Schwieterman. Bisogna però anche «pensare ai tipi di adattamento degli organismi sulla Terra e a come potrebbero tradursi - per gli organismi extraterrestri - nell'interazione con la luce del loro ambiente», conclude l'astronomo.

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26 giugno 2015 Sara Zapponi
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