Scienza

Studiati i grandi ghiacciai di Marte

I ghiacciai rivelati dai fenomeni di erosione sono stati studiati grazie alle fotocamere delle sonde in orbita attorno al Pianeta Rosso.

Già sapevamo che su Marte, alle medie latitudini, alcuni metri sotto i depositi sabbiosi che ricoprono la superficie, ci sono grandi ghiacciai, scoperti grazie al radar della Mars Express, la sonda dell'Agenzia spaziale europea. Finora però nessuno era riuscito a "vederli" né a determinarne lo spessore, la purezza e l'eventuale stratificazione. L'interesse da parte dei ricercatori è molto elevato, innanzi tutto perché all'interno di quelle formazioni potrebbe aver trovato rifugio una qualche forma di vita (se mai si è sviluppata sul Pianeta Rosso) e poi perché quel ghiaccio può diventare una fonte di acqua per le future basi marziane.

Natura e tecnologia. Su quel mondo, la natura ha "giocato" con l'erosione e forse con fenomeni geologici ancora da interpretare per favorire le spaccature nei terreni che hanno messo a nudo la struttura interna del manto ghiacciato.

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I depositi di ghiaccio lungo le fasce alle medie latitudini, a nord e a sud. © NASA

La tecnologia portata dall'uomo attorno a Marte ha permesso di ottenere risultati molto importanti, come si legge in un articolo su Science (sommario, in inglese): grazie alle fotocamere delle sonde, e in particolare quelle del Mars Reconnaissance Orbiter (MRO), Colin Dundas (Astrogeology Science Center) ha potuto analizzare in dettaglio alcune riprese in corrispondenza di otto ripide scarpate, sulla cui superficie si vede bene il ghiaccio affiorare.

Le analisi hanno permesso di capire che le fratture si stanno allargando a una velocità stimata di qualche millimetro a ogni estate marziana: il fenomeno è legato principalmente alla sublimazione del ghiaccio, ossia al suo passaggio da solido a gas ("saltando" la fase liquida).

Quando Marte era inclinato. Lo studio ha rivelato che il ghiaccio è molto compatto, simile a quello di molti ghiacciai terrestri, e che si estende per un centinaio di metri in profondità. La domanda, adesso, è come si sono formati. Non c'è ancora un'ipotesi condivisa, ma la spiegazione che va per la maggiore fa riferimento alle nevicate che si depositavano su quelle aree quando Marte aveva l'asse di rotazione molto più inclinato rispetto a oggi e le aree che adesso si trovano alle medie latitudini erano più vicine ai poli.

15 gennaio 2018 Luigi Bignami
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