Spazio

Un anno fa Philae scendeva sulla cometa

Un’impresa tecnologica straordinaria a dispetto dell'atterraggio rocambolesco: e c'è ancora fiducia di poter comunicare con il lander.

Era la mattina del 12 novembre del 2014 quando il piccolo robot Philae, dopo aver viaggiato per 10 anni agganciato al ventre della sonda Rosetta, scendeva sulla superficie della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko.

Un'impresa mai tentata prima. L'atterraggio è stato rocambolesco: toccata la superficie, il lander è rimbalzato almeno 4 volte, per fermarsi infine in una posizione che non è stata localizzata con precisione. Dopo aver "lavorato" 72 ore come previsto, il robot si è "spento". Nel luglio di quest'anno ha nuovamente dato segni di vita, ma in breve tempo le comunicazioni si sono di nuovo interrotte.

Il cerchio bianco indica il punto in cui Philae ha toccato il suolo della cometa, ma da lì ha iniziato a rimbalzare fino a una posizione finora non localizzata con esattezza. La linea tratteggiata indica l'equatore della cometa.

Adesso la sonda madre si è riavvicinata alla cometa e fino alla fine di dicembre c'è una "finestra di ascolto": Rosetta si trova a una distanza ottimale e il Sole potrebbe fare la sua parte per fornire energia a Philae - se è in condizioni da poterla captare e usare. C'è, insomma, un'ultima possibilità per ricevere informazioni da Philae.

La sonda madre. In questi mesi Rosetta ha raccolto e inviato a Terra dati e immagini. Portata a quote diverse a seconda della posizione della cometa rispetto al Sole, ha studiato da vicino e da lontano il nucleo e la sua chioma, in particolare durante il massimo avvicinamento al Sole, lo scorso agosto.

Proprio in questi giorni si è deciso il suo destino: a settembre del 2016 verrà guidata in una lenta discesa a spirale sulla superficie di 67P: se tutto andrà come previsto, durante la discesa raccoglierà e trasmetterà immagini e tutte le informazioni possibili. E questa dovrebbe essere la fine della missione.

Il collo della cometa: è il punto dove due oggetti si sono uniti a formare l'attuale corpo di 67P/Churyumov-Gerasimenko. Alla base, innumerevoli massi probabilmente precipitati dalle pareti circostanti, alte centinaia di metri.

Il bilancio della missione. Qualche ricercatore sostiene che si aspettava di più. In realtà la missione ha innanzi tutto dimostrato come sia possibile inseguire una cometa per vent'anni e atterrarvi sopra dopo un viaggio di 10: un traguardo straordinario! E anche se da Churyumov-Gerasimenko non sono arrivate scoperte rivoluzionarie, si è comunque avuto conferma di ipotesi che attendevano appunto una conferma.

Una conferma importante, per esempio, riguarda l’acqua delle comete: a differenza di quanto si credeva, non è simile a quella terrestre e dunque si può oggi sostenere che parte dell’acqua del nostro pianeta arrivò con gli asteroidi. Un'altra scoperta interessante è stata la presenza di ossigeno attorno al nucleo: non era mai era stato osservato prima. Come si possa formare ossigeno molecolare (O2) attorno a un oggetto simile... è questo il nuovo dibattito in corso!

Si sono poi trovati molti elementi organici già osservati su altre comete, e si è avuta conferma che 67P non è un unico oggetto, ma il risultato dell'unione non distruttiva di due corpi rocciosi. E non ultimo si è avuta conferma che la crosta della cometa non è composta unicamente da ghiaccio, anzi quest’ultimo è in quantità inferiore rispetto al materiale polveroso e ricco di sostanze organiche della crosta. Un bilancio dunque positivo, che potrebbe diventarlo ancora di più se si riuscisse nelle prossime settimane a ristabilire il contatto con Philae.

11 novembre 2015 Luigi Bignami
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