Spazio

La sonda Peregrine "manca" la Luna: ricadrà sulla Terra (ma non c'è alcun rischio)

Avrebbe dovuto essere la prima sonda privata ad atterrare sulla Luna. A causa di un'anomalia, invece, Peregrine non ce la fa e ora rientrerà in modo sicuro sulla Terra.

Come era ormai chiaro da giorni, la sonda Peregrine dell'azienda spaziale privata Astrobotic, lanciata lo scorso 8 gennaio 2024, deve rinunciare al suo obiettivo di raggiungere la Luna. Peregrine dovrebbe così rientrare sulla Terra quando saranno circa le 22 (ora italiana) di stasera 18 gennaio 2024: nella sua traiettoria di rientro dovrebbe cadere al largo della Nuova Zelanda, ma molto probabilmente nessun suo frammento arriverà integro in mare.

Andrà in fumo. Date le sue piccole dimensioni, e l'assenza di protezioni che possano proteggerla nell'attraversamento dell'atmosfera, la sonda dovrebbe bruciare completamente durante la fase di rientro. Così il primo tentativo degli Stati Uniti di tornare alla Luna dal lontano 1972, quando vide l'ultima missione della serie Apollo, la diciassettesima, terminerà senza aver portato a segno il proprio obiettivo.

Punto di impatto della sonda Peregrine
L'agenzia spaziale privata Astrobotic ha comunicato che il punto di impatto della sonda Peregrine dovrebbe essere con la massima probabilità al largo delle coste settentrionali della Nuova Zelanda. Ma è quasi certo che la sonda si disintegrerà durante l'attraversamento dell'atmosfera terrestre.

Perché la sonda Peregrine non è riuscita a raggiungere la Luna

La causa del fallimento è una consistente perdita di propellente avvenuta subito dopo la partenza e dovuta al malfunzionamento di una valvola, che ha mandato in pressione uno dei serbatoi che si è poi fratturato. Secondo il programma della missione la sonda sarebbe dovuta atterrare sulla Luna e mettere in attività un set di strumenti scientifici di varie nazioni ed enti di ricerca, in un'area di notevole interesse geologico.

Cambio di programma. Ora però le priorità sono cambiate. «Un rientro sicuro è la nostra massima priorità», aveva fatto sapere Astrobotic, subito dopo aver capito che la sonda non sarebbe potuta atterrare sulla Luna, ma ne avrebbe solo raggiunto l'orbita per poi tornare verso Terra.

A quel punto il gruppo di tecnici di Astrobotic ha impiegato il propellente rimasto per modificare la traiettoria in modo da "dirottare" la sonda verso l'atmosfera terrestre, per farla bruciare. Ci sono volute 23 piccole accensioni del motore principale per poter realizzare ciò e alla fine il risultato è stato quello voluto. Vale la pena ricordare, però, che tutti gli strumenti di bordo che si potevano accendere durante il volo hanno dimostrato di funzionare a dovere, così come il motore e i sistemi di bordo.

Intanto un'altra sonda (giapponese) sta per tentare l'atterraggio sulla Luna

È un vero peccato, dunque, che sia sopraggiunto il malfunzionamento di quella valvola, ma l'esperienza sarà utile per una nuova missione lunare, già programmata con altri strumenti scientifici, denominata Griffin.

Avanti un altro. A consolare gli appassionati di astronautica e missioni spaziali sono però gli sviluppi dello Smart Lander for Investigating Moon (SLIM), il lander giapponese che, secondo il programma, dovrebbe atterrare sulla Luna venerdì 19 gennaio, quando in Italia saranno le 16:20.

Si tratta di una missione che trasporta anche strumenti scientifici, ma il cui obiettivo principale è quello di atterrare sul suolo lunare esattamente dove è stato stabilito dai tecnici giapponesi, cioè senza alontanarsene troppo, questo nonostante il suolo sottostante sia molto accidentato. 

18 gennaio 2024 Luigi Bignami
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