Perché tutti vogliono tornare sulla Luna?

Il 50esimo anniversario dell'impresa di Armstrong, Aldrin e Collins cade nel mezzo di una nuova corsa ad inviare uomini e mezzi sul nostro satellite: come mai questa ricaduta di febbre lunare?

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Apollo 11, 20-21 luglio 1969: Buzz Aldrin depone sul suolo lunare alcuni strumenti scientifici. Vedi anche: quando l'uomo camminò sulla Luna.|Nasa

Mentre il mondo si prepara a celebrare i cinquant'anni dallo sbarco sulla Luna, la missione cinese Chang'e-4 sta esplorando senza intoppi il lato nascosto del nostro satellite da gennaio 2019. È in corsa anche l'India, con la sonda Chandrayaan-2, per portare un lander e un rover sulla superficie, poco distante dal polo sud: la partenza, prevista per il 15 luglio scorso, è stata però rimandata. Una compagnia non profit israeliana ha tentato ad aprile l'atterraggio - non riuscito - della sonda lunare Beresheet, mentre USA, Europa e Russia hanno più volte annunciato un ritorno in grande stile sul nostro satellite, per restarci, con basi permanenti.

 

Perché questa nuova, improvvisa popolarità lunare, dopo il disimpegno che seguì il Programma Apollo, e oltre vent'anni di ricerca in orbita terrestre, con la Stazione spaziale?

Apollo 11 in Real Time
Rivivi in prima persona ogni tappa della missione Apollo 11 attraverso i filmati, le conversazioni e le foto dell'epoca. Ben Feist, ricercatore della NASA specializzato nella visualizzazione dei dati relativi ai voli spaziali, ha costruito Apollo 11 in Real Time, una "macchina del tempo" digitale dell'allunaggio che permette di ripercorrerne le fasi in tempo reale, anche attraverso 11 mila ore di registrazioni audio dei dialoghi tra l'equipaggio e il controllo di missione. | Ben Feist/Nasa

1) Per tornarci in un modo diverso. In una intervista al Guardian, David Parker, direttore delle esplorazioni umane e robotiche dell'Agenzia spaziale europea (Esa), traccia un interessante paragone tra le missioni lunari e un'altra epopea delle esplorazioni umane: quella in Antartide.

 

«La tabella di marcia dell'esplorazione antartica rispecchia quella della Luna in un modo impressionante», racconta: «all'inizio del '900 vi fu una corsa per raggiungere il Polo Sud, dopodiché nessuno ci tornò più per 50 anni - come è avvenuto per la Luna dagli anni '60. Poi, abbiamo cominciato a costruire basi, in Antartide... Ci stiamo ora avvicinando a quella stessa fase anche per la Luna.»

 

Un secolo fa le tecnologie da sviluppare riguardavano il trasporto aereo, le comunicazioni radio e i veicoli motorizzati. Oggi sono l'intelligenza artificiale, il telerilevamento e la robotica, ma lo scopo è - come sta avvenendo in Antartide, dove è da qualche settimana è attiva una stazione di ricerca scientifica totalmente autonoma e comandata da remoto - ridurre al minimo la necessità dell'intervento umano in un ambiente altamente ostile. O, per lo meno, limitare la nostra comparsa sulla Luna a quando potremmo abitarvi in sicurezza, sia per tutelare l'incolumità degli astronauti sia per ragioni di risparmio economico.

 

La Chang'e-4 è un esempio di quanto si possa fare operando da remoto. Il suo rover, Yutu-2, lavora da mesi anche quando le temperature scendono a -180 °C, delle notti lunari: lo sbarco dell'equipaggio dell'Apollo 11 fu programmato per avvenire durante il giorno lunare.

 

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Illustrazione: il Gateway, quando sarà completato e operativo. | Nasa

Dirigere le operazioni lunari da remoto sarà una delle prime funzioni del Lunar Gateway, l'analogo della ISS nello spazio cislunare previsto dalla NASA come snodo cruciale del programma Artemis, e al quale Europa, Canada e Giappone dovrebbero contribuire in modo importante. Lavorando al sicuro dall'interno dei suoi moduli, gli astronauti potranno dirigere i robot sulla superficie della Luna, installare radiotelescopi, raccogliere minerali, cercare ghiaccio ed acqua e predisporre le basi per una vera colonia lunare. I futuri esploratori lunari potrebbero scendere sulla superficie del nostro satellite dopo essersi portati già molto avanti col lavoro.

 

La nuova corsa alla Luna - Il training degli astronauti degli anni '60
11 dicembre 1963: un test nel Reduced Gravity Walking Simulator del Langley Research Center della Nasa, in Virginia. Sostenute da cinghie, in questa posizione le gambe sperimentano un sesto della gravità terrestre, le stesse condizioni presenti sulla Luna. Vedi anche: training per le missioni lunari. | NASA

 

2) Per sfruttarne il potenziale scientifico. Sulla Terra, i processi erosivi e la tettonica a zolle hanno cancellato ogni traccia di rocce più antiche di 3,8 miliardi di anni fa. La Luna è una sorta di museo del Sistema Solare rimasto senza visitatori o quasi per 4,5 miliardi di anni. Conserva ancora meteoriti derivanti dall'impatto di altri oggetti celesti con la Terra, che potrebbero racchiudere informazioni cruciali sull'origine dei continenti, sulla composizione degli antichi oceani e dell'atmosfera primordiale terrestre, sull'origine della vita.

 

Tornando al paragone con l'Antartide, furono i primi scienziati polari a scoprire l'esistenza di un buco nell'ozono e scoperchiare il filone degli studi climatici. Le possibilità scientifiche aperte dal Gateway sono dello stesso tenore.

 

3) Per andare su Marte. Anche se Luna e Pianeta Rosso sono due habitat molto diversi, che pongono diverse sfide per la sopravvivenza umana, riuscire a cavarsela nello Spazio, a una distanza mille volte superiore a quella della ISS, è fondamentale per provare a spingerci ancora più lontano. La ISS orbita a 400 km di altezza; la Luna, in media a 400.000 km di distanza; Marte, arriva a una distanza massima di circa 400 milioni di km... dobbiamo mettere alla prova le nostre capacità per gradi.

 

Neil Armstrong, NASA, Gemini 8
Le foto di Neil Armstrong che forse non conosci (qui nel corso della missione Gemini 8, per testare le manovre di aggancio e rendezvous in orbita terrestre). | NASA

4) Passaggio di testimone. Solo sei delle missioni Apollo hanno toccato il suolo lunare, e solo 12 astronauti hanno effettivamente camminato sulla Luna. Tra questi, quattro sono ancora in vita: Buzz Aldrin (89 anni), David Scott (87), Charles Duke (83) Harrison Schmitt (84). Ci avviciniamo a un tempo in cui nessun testimone diretto dei panorami del nostro satellite sarà ancora in vita per raccontarli di persona. C'è la possibilità che un astronauta di nuova generazione ripeta quell'esperienza, prima che anche l'ultimo esploratore lunare muoia? 

 

17 Luglio 2019 | Elisabetta Intini