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Perché il lancio di IXV è un successo made in Italy

La tecnologia a bordo di IXV, reduce da una missione di successo, è soprattutto italiana. E questo ci rende orgogliosi. Abbiamo raccolto il commento a caldo dell'ASI.

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Un prototipo di IXV a bordo della nave italiana Nos Aries durante un'esercitazione al largo della Toscana la scorsa estate. | Neri - Livorno (I)

Il lancio del veicolo spaziale europeo IXV (Intermediate eXperimental Vehicle) avvenuto mercoledì 11 febbraio alle 14.40 italiane, è stato un successo. Dopo un primo ritardo nel countdown dovuto a problemi di trasmissioni dati, tutto è filato liscio.

 

La missione. Lo spazioplano, tra i possibili eredi dello Space Shuttle e primo veicolo europeo a essere pensato per il rientro a Terra, è decollato a bordo di un razzo Vega, dalla base europea di Kourou (Guyana Francese), per completare la sua prima missione di volo in orbita bassa 100 minuti dopo, con un ammaraggio nel Pacifico.

 

Abbiamo raccolto il commento di Fabio D’Amico, Primo Tecnologo dell'Agenzia Spaziale Italiana e Consigliere di Amministrazione per ASI della Società ELV.

 

Perché il lancio è motivo di orgoglio? «I programmi della navicella IXV e del lanciatore VEGA sono stati realizzati dall'Agenzia Spaziale Europea grazie anche al rilevante contributo tecnico e finanziario dell'Agenzia Spaziale Italiana. È "made in Italy" il lanciatore, che è stato progettato e realizzato in Italia da ELV & AVIO, e lo è la navicella sperimentale IXV, anch'essa progettata e realizzata a Torino da un pool di competenze guidate dalla Thales Alenia Space Italia con i contributi del CIRA (Centro Italiano Ricerche Aerospaziali - sperimentazione, aerotermodinamica, supporto al drop test e alle operazioni di lancio), della SELEX (Power Distribution Unit), della Alenia Aermacchi (Avionica e software), di AVIO (protezioni termiche ablative), di alcune Università italiane, del CNR/INSEAN e di tante piccole e medie imprese nazionali.

 

sul posto. Italiano è il centro controllo di ALTEC di Torino che ha gestito e monitorato tutte le operazioni di volo della navicella IXV, ma anche una delle stazioni di Terra che ha seguito il volo, quella di Malindi, gestita dall'Agenzia Spaziale Italiana. La nave NOS ARIES che ha effettuato il recupero è italiana e, non ultimo, è opportuno ricordare il contributo tecnologico fornito dalla Telespazio al segmento di terra con la rete di comunicazione. Insomma, il tricolore domina in questa missione europea».

 

Quali gli elementi di novità della missione? «Si tratta del primo esperimento di rientro controllato sub-orbitale di un veicolo spaziale in atmosfera da parte dell'Europa, fondamentale per poter studiare le caratteristiche di stabilità e di controllo d'assetto del velivolo e quelle aerotermodinamiche: qualcosa che per l'Europa costituisce ancora oggi materia di sperimentazione, perché gli altri paesi che hanno sviluppato tecnologie analoghe (Unione Sovietica e Stati Uniti in primis a partire dagli anni '60 del secolo scorso, più di recente anche Cina e India) non condividono, per ovvi motivi di riservatezza, le proprie conoscenze scientifiche e tecnologiche della delicata fase del rientro atmosferico.

 

Un vettore versatile. Il successo di questa missione conferma, inoltre, l'affidabilità e la versatilità del lanciatore VEGA, al quarto lancio positivo su quattro. In questa missione, a differenza dei lanci precedenti, il VEGA ha rilasciato l'IXV ad una quota sub-orbitale a circa 330 Km. Infine, per la prima volta si lanciava verso l'equatore, mentre in passato si è lanciato con traiettorie quasi-polari».

 

Il video del lancio e la cronaca dell'ammaraggio

 

perchè l'interruzione del countdown? «È stato necessario verificare alcune rilevazioni di telemetria da terra. Ciò ha comportato la sospensione e poi la ripresa delle operazioni in sicurezza».

 


I prossimi passi? «Ora ci sarà una fase impegnativa e molto interessante di analisi al CIRA dei dati scientifici registrati da IXV durante la fase di rientro. Analizzare l'interazione aerotermodinamica nel volo ipersonico tra un veicolo di questa tipologia "lifting body" e il plasma atmosferico, studiare il comportamento dei materiali speciali nella resistenza e nello smaltimento del calore e infine valutare il controllo e la stabilità dell'assetto durante il rientro rappresentano il valore aggiunto della missione.

 

taxi spaziale. I dati sperimentali acquisiti con questa missione e la loro analisi sono i tasselli fondamentali per la progettazione e la realizzazione di possibili futuri sistemi di rientro europei come, ad esempio, il programma PRIDE che l'Italia sta portando avanti con il supporto tecnico e scientifico dell'ASI e del CIRA.

 

Finanziamenti. A tal riguardo, è importante sottolineare che, nel corso della recente conferenza ministeriale dei paesi dell'ESA svoltasi in Lussemburgo ai primi di dicembre dello scorso anno, è stata presa la decisione di finanziare il programma PRIDE che prevede lo sviluppo di tecnologie per lo sviluppo di veicoli spaziali automatici di rientro a terra. Per il programma PRIDE il CIRA, forte delle rilevanti esperienze tecnologiche e scientifiche maturate nei programmi USV (Unmanned Space Vehicle) e IXV, si candida a ricoprire un ruolo di primissimo piano».

 

13 febbraio 2015 | Elisabetta Intini