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Pale Blue Dot: il puntino blu compie 30 anni

A 30 anni dallo scatto originale, la Nasa presenta una versione "ripulita" di Pale Blue Dot, l'immagine del puntino blu sbiadito: la Terra.

Pale blue dot
La nuova versione della celebre immagine "Pale blue dot". | Nasa

Il 14 febbraio 1990 la sonda Voyager della Nasa scattava una foto che sarebbe entrata nella storia col nome di Pale Blue Dot. In quella immagine si vedeva la Terra come un pallido puntino luminoso blu, all'interno di un raggio di sole. Per celebrare il trentesimo anniversario di quella foto, "imitata" successivamente da altre missioni spaziali, la Nasa ne ripubblica ora una versione che, con un linguaggio musicale, potremmo definire "rimasterizzata", cioè ripulita con software e tecniche di elaborazione delle immagini. Tutto questo – specifica la Nasa - cercando di rispettare i dati e gli intenti originali di chi ha progettato questa immagine.

 

Ritratto di famiglia. Nel 1990, il progetto Voyager prevedeva di spegnere le macchine fotografiche della navicella spaziale Voyager 1 per risparmiare energia; prima dello spegnimento, il team di missione ordinò alla sonda di scattare una serie di 60 immagini progettate per produrre quello che avrebbero poi definito un "Ritratto di famiglia del sistema solare"(che vedete qui sotto).

 

Ritratto di famiglia del Sistema solare
Il ritratto di famiglia del Sistema solare costruito con le immagini catturate dalla sonda Voyager. | Nasa

Il nostro Pianeta, ripreso da una distanza di 6 miliardi di chilometri, si mostra come un puntino sfocato perché la sua larghezza effettiva corrispondeva a meno di un pixel della fotocamera della Voyager. Al contrario, Giove e Saturno erano abbastanza grandi da riempire un pixel intero nelle loro immagini di ritratto di famiglia.

 

Il nome con cui poi questa immagine è diventata celebre deriva dal titolo di un libro del 1994 dello scienziato Carl Sagan, lo stesso che aveva avuto l'idea di usare le fotocamere della Voyager per riprendere la Terra lontana e di costruire questo "ritratto di famiglia".

13 febbraio 2020 | Roberto Graziosi