Spazio

Oumuamua e gli altri visitatori interstellari: i semi di nuovi pianeti

Dell'oggetto di provenienza "aliena" non conosciamo le origini, ma forse intuiamo il destino: potrebbe servire da nucleo di accrescimento per i pianeti di domani.

Gli oggetti interstellari come quello che di recente ha attraversato il Sistema Solare interno, Oumuamua, potrebbero accelerare la formazione di pianeti nelle nubi di gas che circondano le stelle appena formate. Lo sostiene una ricerca del Jülich Supercomputing Center, in Germania, e della Queen's University Belfast (Irlanda del Nord) pubblicata su The Astrophysical Journal Letters.

Lenta aggregazione. Il meccanismo di formazione dei sistemi planetari è oggi piuttosto conosciuto: all'origine dei corpi celesti ci sono gli elementi di base delle nubi stellari (idrogeno, elio e tracce di elementi pesanti), che iniziano a contrarsi e a radunarsi in piccoli nuclei, tenuti insieme da forze microgravitarie. Di norma si tratta di un processo molto lento, perché avviene all'inizio su base molecolare.

Ma quando gli aggregati diventano più consistenti, formando i cosiddetti planetesimi (i corpi celesti in orbita attorno a una giovane stella che, aggregandosi, daranno origine ai pianeti veri e propri), la produzione "prende velocità" e il vicinato stellare si anima di continue collisioni e rimbalzi tra frammenti di pianeti.

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Un ricostruzione di come potrebbe essere l'asteroide Oumuamua. Da dove arriva il sigaro interstellare? © ESO

Non così rari. Secondo gli scienziati, la formazione planetaria dà origine a una grande quantità di oggetti simili ad Oumuamua, allungati e a forma di sigaro, che riempiono lo spazio interstellare a una concentrazione di un trilione (mille miliardi) di oggetti celesti ogni 3,3 anni luce: significa che in ogni sistema planetario si trovano da uno a dieci milioni di questi planetesimi.

Accentratori. I grossi oggetti celesti si comportano come un cristallo di sale aggiunto a una soluzione già supersatura, che attira a sé le molecole di sale disciolte e facilita l'aggregazione di cristalli. Con i planetesimi avviene un processo analogo, non chimico ma gravitazionale: questi oggetti dalla forma allungata attrarrebbero detriti e gas attorno a sé fungendo da base per il futuro pianeta.

In base alla nuova teoria, il ruolo di oggetti come Oumuamua nell'accelerare la formazione planetaria potrebbe spiegare la presenza di pianeti già fatti e finiti anche attorno a stelle molto giovani. Inoltre, a mano a mano che si formano nuovi sistemi planetari, il numero di planetesimi aumenta in una sorta di "effetto cascata", aiutando a costruire i pianeti di nuova generazione.

15 aprile 2019 Elisabetta Intini
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