OSIRIS REx: Bennu emette pennacchi di polveri

È la prima volta che si osserva qualcosa di simile in un asteroide: la scoperta a sorpresa della sonda della NASA potrebbe rivoluzionare quello che sappiamo sul Sistema Solare delle origini.

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19 gennaio 2019: Bennu emette un pennacchio di polveri. L'immagine è stata ottenuta combinando due scatti di OSIRIS-REx.|NASA/Goddard/University of Arizona/Lockheed Martin

Bennu, l'asteroide a forma di diamante da dicembre sorvegliato speciale della sonda OSIRIS-REx, fa qualcosa che mai ci si sarebbe aspettati da un corpo celeste di questo tipo: emette pennacchi di polveri, che formano attorno ad esso una sorta di nebbia. La scoperta ha sbalordito i ricercatori della NASA, che dal 6 gennaio, giorno del primo "avvistamento" del getto, ne hanno osservati almeno altri 11: un fatto che indica quanto poco ancora si sappia di questi oggetti spaziali.

 

Le prime osservazioni della missione sono illustrate in un numero speciale di Nature e durante la 50esima Conferenza Lunare e Planetaria che si è tenuta martedì 19 marzo a Houston. Il team ha inizialmente avvistato un pennacchio di polveri quando la sonda stava orbitando a 1,61 km di distanza da Bennu: dopo aver stabilito che il materiale espulso non costituiva un pericolo per le strumentazioni, OSIRIS-REx ha iniziato le analisi, ancora in pieno corso.

andata e ritorno. Per ora sappiamo che le polveri finiscono di solito lontano da Bennu, ma che alcune vengono ricatturate dalla sua orbita e ricadono poi sulla sua superficie. Almeno quattro pezzi di materiale più grandi sono invece rimasti in orbita, destinati forse ad essere promossi al rango di "mini-lune". Al momento non si conosce la composizione del materiale emesso, né la sua origine.

 

come si formano? Una simile attività è stata osservata in passato, sulle comete, come 67P, ma la differenza con Bennu è importante: si pensa che, in quel caso, le polveri espulse nei pennacchi derivassero dal collasso di alcune cavità rocciose nella cometa, causato dalla sublimazione del ghiaccio al loro interno.

 

Gli asteroidi, per quanto ne sappiamo, non contengono ghiaccio. Non è impossibile che Bennu ne ospiti sotto alla superficie, ma la sua posizione orbitale indica che fa troppo caldo perché si sia formato sull'asteroide stesso: potrebbe essersi formato in qualche zona più lontana del Sistema Solare, ed essersi poi in qualche modo avvicinato sull'asteroide.

 

Acqua passata. Le analisi dei dati spettrali raccolti dalla sonda nella lunghezza d'onda dell'infrarosso hanno rilevato, su Bennu, la presenza di rocce simili a condriti carbonacee, minerali ricchi di sostanze volatili che si ritrovano in meteoriti caduti sulla Terra e che mostrano che la roccia del corpo celeste da cui Bennu proviene interagì con l'acqua. Si rafforza così l'ipotesi che il ghiaccio abbondasse nel disco planetario da cui ha avuto origine il Sistema Solare.

Percorso ad ostacoli. Il campione di roccia che la sonda dovrebbe prelevare e riportare a Terra nel 2023 potrebbe chiarire le cose, tuttavia - e questa è la seconda sorpresa - la superficie di Bennu è molto più accidentata di quanto si pensasse. Un terreno rugoso caratterizza anche l'area di 25 metri di diametro dove OSIRIS-REx avrebbe dovuto dispiegare il suo braccio robotico per agguantare il campione, con una manovra detta TAG-SAM (Touch And Go e Sample Acquisition Mechanism). Occorrerà identificare siti candidati di raggio inferiore, possibilmente sgombri da massi, e approntare una discesa e una raccolta più precise.

 

25 Marzo 2019 | Elisabetta Intini