Spazio

Venere, poco dopo la sua nascita, aveva oceani d'acqua

Prima di diventare l'inferno che è oggi, il secondo pianeta del Sistema Solare potrebbe anche avere conosciuto un periodo freddo, con un oceano d'acqua.

Venere ha dimensioni simili alla Terra è il pianeta più infernale del Sistema Solare: in superficie la temperatura è fissa sui 470 gradi e la pressione è di 92 atmosfere (come a un chilometro di profondità sott'acqua). Le poche sonde che hanno toccato la sua superficie sono sopravvissute poche ore.

Molto, molto tempo fa però le cose forse erano diverse. Il lavoro di un gruppo di ricercatori della Université Paris-Saclay suggerisce che sul pianeta, dopo poche centinaia di milioni di anni dalla sua nascita, forse c'era persino un oceano di acqua liquida.

La superficie di Venere è nascosta all'osservazione diretta da una densa atmosfera composta per lo più da anidride carbonica, ma è stata esplorata dagli strumenti a onde radio delle sonde. © Nasa

Un giorno lungo (PIù di) un anno. Lo studio, pubblicato su Journal of Geophysical Research: Planet, sembra dimostrare che un tempo Venere avrebbe potuto avere una densa copertura di nubi e, sulla superficie, un sottile oceano. Stando al modello elaborato dal team, la copertura nuvolosa poteva mantenere la superficie di Venere sufficientemente fredda da consentire l'esistenza dell'oceano.

I ricercatori hanno elaborato un modello che prende in considerazione ipotesi condivise dalla comunità scientifica, sia sul pianeta sia sulla formazione del Sistema Solare. Uno di questi è la velocità di rotazione di Venere, molto lenta fin dalla sua nascita: sul secondo pianeta del Sistema Solare un giorno dura grosso modo 243 giorni terrestri, due terzi di un anno terrestre - anno che lì dura 225 giorni terrestri (proprio così: su Venere la durata del giorno è maggiore di quella dell'anno).

Altri elementi considerati sono i livelli di anidride carbonica, la quantità di energia solare che riceve, la quantità d'acqua che il pianeta avrebbe potuto mantenere in forma liquida tenendo conto dell'attuale ipotesi della nascita dei pianeti del Sistema Solare da una nebulosa.

La maggior parte dei ricercatori concorda oggi con l'idea che i pianeti rocciosi, come Venere e la Terra, ebbero un periodo estremamente caldo nella prima fase della loro vita - a causa dell'energia coinvolta nella loro formazione - ma che poi si raffreddarono velocemente.

Illustrazione: un'idea di come potrebbe essere il panorama venusiano.

Dimostrazione difficile. Tenuto conto delle variabili, il modello dei ricercatori francesi avrebbe dimostrato che, con una quantità di anidride carbonica paragonabile a quella attuale, sarebbe stata sufficiente una copertura nuvolosa intensa per fare sì che il pianeta, anche con solo il 30% dell'acqua presente oggi sulla Terra, potesse avere un proprio oceano relativamente poco profondo.

«Il modello dovrebbe essere confermato da rilevamenti sulla superficie di Venere», suggeriscono i ricercatori nella loro pubblicazione, «attuabili con sonde in grado di resistere a temperature e pressioni che non hanno paragoni sulla Terra e attrezzate per perforare e analizzare le rocce.

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Uno dei vulcani di Venere, alto qualcosa come 8.000 metri, rilevato dagli strumenti delle sonde.

L'acqua e la vita. Con un oceano d'acqua, è possibile che ci fosse vita? Non è da escludere, anche se le condizioni che hanno permesso all'acqua di rimanere liquida non durarono a lungo: se iniziò a fiorire la vita fu, fu presto distrutta da quell'inferno che è diventato Venere oggi.

Lo studio, e l'ipotesi dell'acqua, allungano l'elenco delle caratteristiche molto particolari di Venere. Una di queste è il numero di vulcani: sono circa 1.600, alcuni dei quali probabilmente ancora attivi. Un altro elemento curioso è la lunghezza del giorno, lo abbiamo visto, e la presenza costante nella nostra storia: la vicinanza alla Terra rende Venere il più luminoso tra i pianeti della volta celeste (è l'oggetto più luminoso dopo la Luna). Negli ultimi anni le sonde hanno messo in luce un’atmosfera estremamente complessa (e non del tutto compresa): si è scoperto che i venti possono spazzare la superficie a 700 km all'ora, più potenti e veloci di qualunque tornado mai registrato sulla Terra.

5 agosto 2017 Luigi Bignami
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