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Noctis Labyrinthus, la più grande rete di canyon del Sistema Solare

La sonda europea Mars Express ha ripreso immagini estremamente nitide di una delle regioni più intricate di Marte

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Un’immagine obliqua della regione denominata Noctis Labyrinthus. | ESA

Noctis Labyrinthus (Labirinto della notte) è una vasta area della superficie di Marte situata in prossimità dell’equatore all'estremo occidentale delle Valles Marineris, l’enorme frattura che si estende in senso equatoriale che segna la superficie di Marte per oltre 5.000 km.

 

Un terreno caotico. Questa regione è caratterizzata da una morfologia disordinata e dalla presenza di grandi fratture e canyon, che si sviluppano in diverse direzioni attorno a enormi agglomerati di terreno più antico. Le parti superiori di questi ammassi sono composte da materiale più recente, forse frutto dell'attività vulcanica della vicina regione di Tharsis, dove tra le altre si trova la più grande montagna del Sistema Solare, il gigantesco vulcano a scudo Olympus Mons, alto circa 27.000 metri. Le scoscese pareti dei canyon sono costituite da roccia omogenea e percorse da antichissimi canali, scavati probabilmente dallo scorrere di acqua nel remoto passato del pianeta rosso, mentre i loro letti sono ricchi di materiale di origine apparentemente sedimentaria o fluviale.

 

Un'origine enigmatica. Ma qual è l’origine di questo labirinto marziano? L’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha pubblicato recentemente una prima elaborazione delle immagini raccolte dalla sonda Mars Express, da cui emerge che le complesse strutture del labirinto derivano dalla violenta rottura della crosta di Tharsis, che ha provocato fratture profonde diversi chilometri.

 

1.200 km di canaloni. Le immagini mostrano che l’intera sequenza di roccia frastagliata si estende per circa 1.200 km, l’equivalente della lunghezza del Reno, uno dei più lunghi fiumi d’Europa, ma le immagini a più alta risoluzione hanno ripreso una parte relativamente piccola di Noctis Labyrinthus larga circa 120 km.

 

Anche il vento ha dato il suo contribuito alla creazione della complessità di questa regione. In alcune zone i pendii sembrano essere coperti da massicci depositi formati di natura eolica. Osservando l’allineamento di certe creste, è stato possibile dedurre che in quelle zone la sabbia è stata trasportata lungo i pendii mentre in altre aree c’è stato un trasporto a monte della sabbia delle dune.

 

Il ruolo dell'attività vulcanica. Queste strutture generate dal vento non sono più attive e ciò si vede da alcune loro caratteristiche. Esse sono rivestite in maniera uniforme di polvere rossa marziana mentre le dune attive appaiono invece di un grigio scuro per la presenza di vecchia polvere vulcanica. Anche la presenza di crateri da impatto mostra la loro età perché se le dune fossero attive la sabbia riempirebbe rapidamente i crateri. La quantità e la dimensione dei crateri può essere misurata per determinare l’età delle dune e quelli nell’area indicano che sono relativamente giovani.

 

Questo studio di Noctis Labyrinthus è una continuazione delle ricerche che riguardano l’enorme area attorno alle Valles Marineris. L’anno scorso, l’analisi di zone come quella chiamata Aurorae Chaos serviva soprattutto a ricostruire la storia della presenza di acqua su Marte. Stavolta l’interesse è più concentrato su attività geologiche come terremoti e vulcanismo, ma alla fine lo scopo è sempre quello di conoscere meglio la storia del pianeta rosso e le sue trasformazioni geologiche e anche ecologiche.

 

Mars Express ha fatto cilecca. Cattive notizie invece per quanto riguarda il recente incontro di Mars Express con la luna marziana Phobos. A causa di un errore tecnico, la sonda, infatti, non ha salvato le immagini riprese durante il fly-by a soli 53 km di distanza dalla superficie del piccolo satellite, avvenuto lo scorso 14 gennaio. Durante il passaggio ravvicinato, la sonda ha sorvolato regioni che non erano mai state viste così da vicino. Purtroppo, però, un errore nella memoria del computer della sonda, ormai in orbita attorno al pianeta rosso da più di 12 anni, ha fatto sì che le immagini siano andate perse per sempre.

 

8 febbraio 2016 | Mario Di Martino

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