Spazio

No, Scott Kelly non ha "mutato" DNA nello Spazio

Negli ultimi giorni potreste aver letto che l'astronauta della Nasa è tornato sulla Terra con cambiamenti sostanziali del DNA, addirittura del 7%. Se fosse vero, sarebbe un esemplare di un'altra specie.

Se Scott Kelly avesse preso alla lettera i titoli che negli ultimi giorni sono circolati sul suo conto, avrebbe avuto ragione di preoccuparsi: si è scritto che i 340 giorni di permanenza sulla Stazione Spaziale Internazionale, periodo concluso nel marzo 2016, hanno alterato in modo definitivo il 7% del suo DNA. Altri si sono spinti a dire che ormai l'astronauta non è più geneticamente identico al gemello Mark, rimasto sulla Terra.

Lo stesso Scott, sorpreso dalle voci sul suo conto, ha scritto in un tweet: «Che cosa? Il mio DNA è cambiato del 7%! E chi lo sapeva? L'ho appena saputo da un articolo. Potrebbe essere una buona notizia! Non devo più chiamare Mark Kelly mio gemello identico».

L'origine dell'equivoco. La cattiva interpretazione giornalistica si riferisce a uno studio della Nasa sugli effetti del volo spaziale sui cambiamenti nell'espressione genica (e non sui cambiamenti nella sequenza genica). La ricerca a cui hanno collaborato diversi gruppi e che sarà pubblicata più avanti, quest'anno, ha confrontato il DNA dei due gemelli Kelly (Scott, in missione, e Mark, rimasto a Terra), prima, durante e dopo la permanenza in orbita.

Ma un paio di fumosi comunicati stampa della Nasa usciti prima del tempo (che, con le dovute precisazioni e cautele, avevamo ripreso anche noi), insieme alla smania di sensazionalismo, hanno fatto montare una bufala "spaziale".

Parti umano, torni... Naturalmente non è possibile che il 7% del DNA di Kelly sia "mutato" nello Spazio: basti pensare che il DNA dell'uomo e quello dello scimpanzé si discostano di circa il 2%, e che quello degli individui umani anche molto distanti per provenienza si differenziano dello 0,1%. I cambiamenti cui si fa riferimento non si sono registrati, quindi, nella sequenza dei geni, ma nel loro livello di espressione, ossia in come questi geni si attivano o disattivano in risposta alle sollecitazioni ambientali (influendo, per esempio, sul sistema immunitario o sulla crescita ossea). Ci si muove cioè nel campo dell'epigenetica - lo studio dei cambiamenti nel comportamento dei geni, e non nella sequenza di DNA.

Non è uno shock che l'espressione genica si modifichi in risposta a stimoli ambientali: lo fa continuamente in risposta a situazioni di stress di vario tipo, e semplicemente perché viviamo. Questo è uno dei limiti allo studio sui gemelli Kelly: non ci sono altri soggetti di controllo, e non sappiamo come sarebbe cambiata l'espressione genica in condizioni normali, senza missioni spaziali di mezzo.

La vera sorpresa. Un elemento affascinante dello studio è invece un'altra scoperta che riguarda il DNA, ma che non c'entra con l'espressione genica. Il DNA è impacchettato in strutture chiamate cromosomi, che terminano con "cuffie" protettive, i telomeri. Di norma, questi si accorciano con l'invecchiamento, o in situazioni di stress ambientale. Curiosamente, i telomeri di Scott Kelly si sono allungati nello Spazio (in condizioni decisamente stressanti per l'organismo) per poi riaccorciarsi bruscamente una volta a Terra.

23 marzo 2018 Elisabetta Intini
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