Opportunity: 14 anni su Marte

Su Marte dal 2004, Opportunity è il rover più longevo che abbia mai esplorato un corpo del Sistema Solare: ecco l'impresa che sta affrontando adesso.

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Il cratere Endeavour, dove si sta muovendo Opportunity.|NASA

Da alcuni mesi Opportunity si trova nella Perseverance Valley, una depressione all'interno del cratere Endeavour: non è stata una passeggiata quella del rover gemello di Spirit, su Marte dal 2004, anzi, è stato il tratto più difficile e impegnativo da quando il Mars Exploration Rover-B (Opportunity, per gli amici) si trova sul Pianeta Rosso. Il pendio, non particolarmente inclinato, è però ghiaioso e questo ha fatto sì che il rover si trovasse più volte in difficoltà e solo l'abilità dei piloti (del controllo missione) ha evitato il peggio - tra di loro Paolo Bellutta, uno dei piloti sia di Opportunity sia di Curiosity.

 

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Il percorso del rover sul bordo del cratere Endevour e la discesa nella Perseverance Valley. | NASA

 

Acqua o vento? Opportunity ha finora resistito bene: è ancora in buone condizioni, anche se una ruota è semibloccata (in curva, ora sembra di guidare un carro armato). La discesa nella Perseverance Valley venne decisa perché quest'area presenta una enigmatica caratteristica: dalle osservazioni effettuate dalle sonde in orbita sembrava infatti che fosse stata scavata - da fuoriuscite d'acqua o da detriti fangosi - in un incavo lungo circa 220 metri.

Dall'analisi dei sedimenti si spera di ricavare informazioni su quell'antica acqua. Alcuni scienziati avevano avanzato anche un'ipotesi alternativa: la valle poteva essere stata scavata dai venti, da flussi di detriti secchi o dall'insieme dei due fenomeni. Per capire su quale delle ipotesi puntare non rimaneva che iniziare l'esplorazione, pur sapendo dei pericoli che il rover avrebbe incontrato lungo la discesa.

 

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Le traccia lasciata da Opportunity quando è risalito lungo le pendici del cratere per evitare un ostacolo imprevisto. | NASA

 

Nella tempesta. Più volte si è dovuto fermare Opportunity e farlo risalire di alcuni metri, per evitare ostacoli imprevisti e pericolosi da superare. Inoltre si è dovuto affrontare l'inverno marziano che ha richiesto di ridurre al minimo gli spostamenti del rover e di utilizzare l'energia prodotta dai pannelli solari per "tenere al caldo" gli strumenti, proseguendo solamente con la mappatura fotografica dell'area. Una tempesta di sabbia che ha sfiorato l'area ha "sporcato" i pannelli fotovoltaici, riducendone la capacità fino all'arrivo di altri venti che li hanno in parte ripuliti.

Al momento i dati raccolti non hanno ancora permesso di capire se la valle sia stata scavata dall'acqua o dal vento e dunque l'esplorazione continua. Una missione non semplice, si diceva, su pendii che in qualche tratto superano i limiti teorici di progettazione di Opportunity, ma il robot esploratore che affronta le sabbie a 80 milioni di kilometri da noi, non getta la spugna.

08 Gennaio 2018 | Luigi Bignami