L'avventura dello Spazio a Milano

Con A Human Adventure la Nasa sbarca a Milano: riproduzioni, simulatori e cimeli storici dell'esplorazione dello Spazio in mostra fino a marzo 2018.

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La capsula dell'Apollo che ha accompagnato gli astronauti che hanno camminato sulla Luna dalla partenza (sulla sommità di un razzo di oltre 100 metri) all'ammaraggio in pieno oceano, in una discesa frenata solo dal paracadute arancione che, in questa foto, fa da tappezzeria al soffitto. Sullo sfondo, il muso dello Shuttle Atlantis.

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Un modello in scala reale del Lunar Rover Vehicle, il "go-cart" che gli astronauti delle missioni Apollo 15, 16 e 17 hanno guidato sul suolo della Luna. Equipaggiato con fotocamera, vano porta-rocce e antenna a ombrello, è stato indispensabile per esplorare un'area più vasta... Ma non troppo: il comando aveva paura di malfunzionamenti che lasciassero a piedi gli astronauti. Alla fine è successo il contrario: gli astronauti se ne sono andati lasciando sulla Luna il rover, troppo pesante per essere riportato a Terra.

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Non è solo la Nasa ad avere messo le ruote sulla Luna: anche i rover sovietici Lunochod macinarono suolo selenico nei primi anni '70. Venivano però pilotati da Terra, come succede oggi per i rover marziani. Lunochod 1, il predecessore del modello esposto, fu il primo rover terrestre a muoversi su un altro mondo, equipaggiato di radiofaro e progettato affinché un cosmonauta potesse usarlo come mezzo di trasporto. Tuttavia lo sbarco americano pose fine al progetto dei russi di mandare uomini sulla Luna.

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Un modello in scala ridotta del telescopio spaziale Hubble, circondato da gigantografie delle sue più celebri foto, pochissime fra le migliaia che questo nostro occhio nello spazio ci ha regalato nei suoi 27 anni di servizio. Delle dimensioni di un autobus, il telescopio prende il nome da Edwin Hubble, l'astronomo che un secolo fa ha cambiato i connotati dell'Universo, scoprendolo miliardi di volte più vasto di quel che si pensava.

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La copertina di Life dedicata al primo americano nello spazio, la prima passeggiata spaziale o EVA (Extra-Vehicular Activity). Il primato del 1965 è in realtà del cosmonauta russo Alexei Leonov, ma solo 3 mesi dopo anche l'americano Ed White si trovava nello Spazio aperto.

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Il casco degli astronauti delle missioni Gemini. Durato dal '63 al '66, il programma Gemini della Nasa è stato l'importantissimo ponte fra le tecnologie del pionieristico programma Mercury (di cui facevano parte i primi 7 astronauti americani) e la complessità del programma Apollo. Non a caso i primi due uomini sulla Luna (Armstrong e Aldrin) erano astronauti del Gemini. Il nome, "gemelli", si riferisce ai due posti disponibili nella capsula, a differenza della capsula dei Mercury, che ne trasportava uno solo.

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Al centro di questa panoramica spicca L'Agena Target Vehicle. Non trasportava astronauti, ma durante le missioni Gemini veniva usata per fare pratica con le manovre di rendezvous e attracco. L'Agena era un razzo con alla sommità un sistema d'aggancio. Veniva comandata a distanza dagli astronauti a bordo della capsula Gemini (la prima ad avere un computer di bordo) e veniva usata per modificare l'orbita degli astronauti o per mettere in rotazione le due navicelle in modo che la forza centrifuga simulasse una lieve forza di gravità. L'Agena è stata trasportata fino a Milano, ma purtroppo non sarà esposta perché... è troppo grande! Vedi anche Come simulare la gravità nello Spazio.

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Non solo razzi e caschi: gli astronauti dell'Apollo rimanevano nello Spazio per giorni e le esigenze personali erano un problema. Gli uomini (i "pionieri" erano solo maschi) erano dotati di un rasoio meccanico con apposito contenitore per evitare che i peli finissero per essere inalati o, ancora peggio, nelle fessure delle apparecchiature. La vita senza gravità porta le sue problematiche nella vita di tutti i giorni, dall'assunzione del cibo alla sua espulsione.

La capsula dell'Apollo che ha accompagnato gli astronauti che hanno camminato sulla Luna dalla partenza (sulla sommità di un razzo di oltre 100 metri) all'ammaraggio in pieno oceano, in una discesa frenata solo dal paracadute arancione che, in questa foto, fa da tappezzeria al soffitto. Sullo sfondo, il muso dello Shuttle Atlantis.