Acqua su Cerere: la prova nelle immagini di VIR

Nuove immagini mostrano caratteristiche del pianeta nano del tutto inaspettate: maggiore è il dettaglio delle fotografie, più sono le domande ancora senza risposta.

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Immagine in falsi colori di Cerere, ripreso da 4.400 km di altezza: i colori corrispondono alla diversa composizione della superficie. | NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA

C'è acqua sulla superficie di Cerere, il pianeta nano oggi sotto gli "occhi" della sonda della Nasa Dawn. Nessuno si aspettava di trovare estensioni di ghiaccio come quelle scoperte all'interno del cratere Oxo, di 9 chilometri di diametro. Eppure lo strumento VIR, l'interferometro costruito dall'Agenzia spaziale italiana (Asi) con la collaborazione scientifica dell'Istituto nazionale di astrofisica (Inaf), a bordo della sonda, l'ha rilevata con assoluta certezza.

 

Il cratere sembra essere giovane, e dunque è possibile che il ghiaccio provenga da sotto la superficie dove non è da escludere la presenza di un oceano. L'impatto dell'asteroide caduto in quel punto potrebbe aver rotto la crosta del pianeta e fatto uscire l'acqua, che si è subito congelata. Ma poiché è probabile che essa sublimi (ossia passi da solido a gas) per l'assenza di atmosfera, è anche possibile che il ghiaccio venga continuamente "rifornito" da sotto. La scoperta è stata illustrata durante la Lunar and Planetary Science Conference (21-25 marzo 2016, The Woodlands, Texas).

 

Il cratere Haulani (foto all'infrarosso): al suo interno sono stati rilevati minerali che si formano solo in presenza di acqua. | Nasa/Jpl

VIR. L'interferometro dell'Asi opera nella luce visibile e nell'infrarosso: analizzando il modo con il quale la luce viene riflessa è possibile stabilire con esattezza la composizione del materiale sotto osservazione. È in questo modo che si è scoperto che Cerere è più eterogeneo di quello che si pensava, e anche più sorprendente: nel cratere Haulani, per esempio, sono stati rilevati carbonati e fillosilicati, che richiedono acqua per formarsi. Una caratteristica rilevata solamente in quel cratere.

 

Inoltre si è appena scoperto che la grande macchia bianca che da molto tempo si vedeva nel cratere Occator è una struttura molto complessa: nelle immagini più recenti (riprese da 385 chilometri di quota) si vede una cupola dalle pareti lisce, circondata da fratture, e non una "semplice" distesa di sali come appariva dalle prime immagini.

 

24 marzo 2016 | Luigi Bignami