Test sulla ISS: i batteri per estrarre metalli sugli asteroidi

Batteri minatori sulla Stazione spaziale: al via i test sulle capacità di bioestrazione di funghi e batteri nello Spazio.

deep-1
Illustrazione: uno dei visionari progetti di Bradford Space Inc (già Deep Space Industries), space company che lavora anche a progetti per lo sfruttamento minerario degli asteroidi. Vedi anche: la Nuova Frontiera (miniere sugli asteroidi).|Deep Space Industries

È opinione comune che molti asteroidi siano una miniera di metalli preziosi, utili e rari, tanto che l'estrazione spaziale potrebbe diventare in futuro un business al pari dell'odierna estrazione petrolifera. Per aprire la strada verso questa nuova e pericolosa frontiera si pensa alla bioestrazione (biomining), che impiega batteri e funghi per estrarre metallo da minerale grezzo - metodo col quale oggi al mondo si estrae il 15% di tutto il rame, per esempio.

 

Per saperne di più sulla bioestrazione
Per saperne di più sulla bioestrazione: Minatori microscopici, una breve relazione di Alfredo Galassini, ingegnere biomedico, ex direttore di Apparecchi e Sistemi Medicali Siemens.

La bioestrazione viene usata dagli anni '50 per attività minerarie in siti considerati esauriti per le attività tradizionali e per la decontaminazione di terreni industriali, in presenza di sostanze tossiche. Come minatori, questi microrganismi funzionano bene con molti metalli, dall'oro all'uranio, in genere solubilizzandoli e separandoli così dal grezzo.

 

Nessuno però sa come si comporterebbero in assenza di gravità.

 

microrganismi, muffe, funghi, spore
I microorganismi si trovano già da tempo sulla ISS, in tutta libertà: c'è muffa, per esempio, dove gli astronauti appendono le tute dopo la ginnastica. Per approfondire: la muffa immortale della Stazione spaziale. | NASA

 

Kit bioestrazione, ISS.
I contenitori degli esperimenti prima di partire per la ISS, il 27 luglio scorso, a bordo di una capsula Dragon (SpaceX). | Rosa Santomartino

Per scoprirlo, un team di astrobiologi delle Università di Edimburgo (Scozia) e Stanford (Usa) ha studiato una serie di esperimenti da condurre nello Spazio. Così, particolari batteri e funghi, separati in 18 contenitori, sono approdati sulla Stazione spaziale internazionale, dove, in microgravità, saranno nutriti a base di varie rocce basaltiche simili a quelle tipiche di Marte e della Luna.

 

Lo studio mira innanzi tutto a capire se è possibile utilizzare la bioestrazione nello Spazio, ma, afferma l'astrobiologa Rosa Santomartino (Università di Edimburgo), potrà anche dare informazioni più generali sia su come si possono usare i batteri nello Spazio, sia sulla loro evoluzione sulla Terra.

23 Agosto 2019 | Davide Lizzani